L’Europa riparte con il freno a mano tirato. Le principali Borse del continente inaugurano la seduta in territorio negativo, zavorrate dall’ennesimo capitolo della guerra commerciale globale: da oggi entrano ufficialmente in vigore le nuove tariffe al 15% annunciate dal presidente americano Donald Trump, misura che riaccende le tensioni tra Washington e i partner commerciali.
A Milano l’indice Ftse Mib arretra dello 0,36%, in linea con il clima prudente che attraversa il Vecchio Continente. Francoforte cede lo 0,17%, Madrid lo 0,44%, Parigi lo 0,29%, mentre Londra lascia sul terreno lo 0,21%. Un’apertura fiacca, specchio di un mercato che preferisce attendere piuttosto che esporsi, in una fase in cui la variabile politica torna a incidere in modo diretto sulle scelte finanziarie.
Di segno opposto l’Asia: la Borsa di Tokyo riapre dopo la pausa per il Capodanno Lunare con un progresso dello 0,87%, sostenuta dagli acquisti sui titoli esportatori. Bene anche i listini cinesi, mentre Hong Kong rallenta sotto il peso delle vendite sul comparto tecnologico.
Dazi e Stato dell’Unione, i mercati guardano a Washington
Il baricentro della giornata resta però negli Stati Uniti. L’entrata in vigore delle nuove tariffe rappresenta solo il primo snodo. In agenda c’è infatti il discorso sullo Stato dell’Unione che Trump terrà nelle prossime ore: un appuntamento che potrebbe fornire indicazioni decisive sulla linea economica e commerciale della Casa Bianca nei prossimi mesi.
Sul fronte macroeconomico, l’attenzione è puntata anche sui dati Adp sul mercato del lavoro americano, tradizionale antipasto dei “non farm payrolls”. Numeri che potrebbero incidere sulle aspettative relative alle prossime mosse della Federal Reserve, in un contesto in cui l’inflazione resta osservata speciale.
A Wall Street cresce intanto l’attesa per i conti di Nvidia, che saranno diffusi a mercati chiusi. Il colosso dei semiconduttori, protagonista della corsa globale all’intelligenza artificiale, pubblicherà i risultati del quarto trimestre 2026: un banco di prova cruciale non solo per il titolo, ma per l’intero comparto tech.
Piazza Affari tra trimestrali e rotazioni settoriali
A Piazza Affari si muove in controtendenza Stellantis, che guadagna il 2% in avvio, sostenuta da acquisti selettivi sul comparto auto. Bene anche Ferrari, in progresso dell’1,3%, a conferma dell’interesse per i titoli a maggiore esposizione internazionale.
In coda al listino finiscono invece le banche: Intesa Sanpaolo e UniCredit cedono entrambe l’1,3%, in un contesto di fisiologica presa di profitto dopo le recenti performance positive e con i rendimenti obbligazionari sostanzialmente stabili.
Sotto i riflettori anche le trimestrali di TIM e Saipem, attese nel corso della giornata. Per il mercato si tratta di test rilevanti: nel primo caso per valutare l’avanzamento del piano di rilancio e la sostenibilità del debito; nel secondo per misurare la capacità del gruppo di intercettare la ripresa degli investimenti nell’energia.
Petrolio volatile, oro in correzione
Resta elevata la tensione sul mercato energetico. Le quotazioni del greggio oscillano in un clima segnato dalle frizioni tra Stati Uniti e Iran: lo scenario di un possibile attacco americano, pur non imminente e affiancato da canali diplomatici ancora aperti, mantiene alto il premio al rischio.
Il Brent si porta a 71,96 dollari al barile (+0,65%), mentre il Wti sale a 66,8 dollari (+0,7%). Più debole il gas naturale sulla piattaforma di Amsterdam, in calo dello 0,4% a 31,7 euro al megawattora.
Sul fronte dei beni rifugio, l’oro arretra dopo i recenti rialzi: il future cede mezzo punto percentuale, scivolando a 5.198 dollari l’oncia, appesantito da prese di profitto e da un dollaro che torna a rafforzarsi.
Valute e obbligazionario: euro sotto 1,18, spread fermo
Nel mercato dei cambi il cross euro-dollaro si riporta sotto quota 1,18, segnalando una rinnovata preferenza per la valuta americana in una fase di incertezza globale.
Sul comparto obbligazionario lo spread tra Btp e Bund apre invariato a 61 punti base, con il rendimento del decennale italiano stabile al 3,32%. Un equilibrio che riflette, per ora, l’assenza di tensioni specifiche sul debito sovrano, nonostante il quadro internazionale rimanga complesso.
La seduta si muove dunque su un crinale sottile: tra prudenza e attesa, i mercati cercano una direzione in un contesto in cui politica, geopolitica e tecnologia tornano a intrecciarsi, ridefinendo – giorno dopo giorno – la mappa del rischio globale.
