Londra torna a tremare sotto il peso di uno scandalo che, a distanza di anni, continua a rivelare nuovi capitoli e nuovi protagonisti. Dopo il clamoroso fermo del principe Andrea, ora è il turno di uno degli uomini più potenti del New Labour: Peter Mandelson, già architetto delle strategie elettorali di Tony Blair e ambasciatore britannico a Washington.
Scotland Yard ha confermato l’arresto di “un uomo di 72 anni”, identificato come l’ex diplomatico. L’accusa, pesante e politicamente esplosiva, è di “cattiva condotta nell’esercizio di una pubblica funzione”: secondo gli investigatori, Mandelson avrebbe condiviso informazioni governative sensibili con Jeffrey Epstein, il finanziere americano morto nel 2019 al centro di una vasta rete di traffico sessuale internazionale.
L’inchiesta parallela al caso Andrea
L’indagine procede in parallelo a quella che ha coinvolto Prince Andrew, già travolto dai suoi rapporti con Epstein. Ma, almeno per ora, nei confronti di Mandelson non vengono contestati reati di natura sessuale. Il cuore dell’accusa riguarda invece la presunta trasmissione di informazioni riservate, in un arco temporale che coprirebbe oltre un decennio.
Secondo fonti investigative, gli inquirenti stanno analizzando oltre 6mila email scambiate tra l’ex ambasciatore e il finanziere statunitense. Una mole di corrispondenza che suggerisce non un rapporto occasionale, bensì una relazione strutturata e continuativa. Il legame tra i due sarebbe nato grazie a Ghislaine Maxwell, già condannata negli Stati Uniti per il suo ruolo nella rete di abusi, e si sarebbe progressivamente trasformato in un rapporto di confidenza politica e personale.
Informazioni sensibili e consulenze occulte
I documenti recentemente desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano delineano un quadro inquietante. Nelle comunicazioni emergerebbe come Mandelson — già commissario europeo al Commercio e figura chiave del governo britannico — avrebbe fornito ad Epstein aggiornamenti in tempo reale su dinamiche interne all’esecutivo. In cambio, avrebbe ricevuto consigli strategici sulla propria carriera.
In uno scambio del 2009, Epstein avrebbe suggerito all’ex ministro come gestire i rapporti con l’allora premier Gordon Brown, arrivando a scrivere: “Non ti consiglio di dirgli di dimettersi”. Un livello di interlocuzione che, se confermato, travalicherebbe la semplice amicizia per sconfinare in un rapporto di consulenza politica informale.
Gli investigatori stanno inoltre verificando i viaggi di Mandelson a Little Saint James, l’isola privata nei Caraibi ribattezzata “l’isola degli orrori”, teatro di parte delle attività illecite di Epstein. L’ex ambasciatore, secondo le carte, si sarebbe affidato al finanziere anche come intermediario per facilitare contatti con ambienti finanziari e commerciali internazionali, inclusi interlocutori cinesi e russi.
Un rapporto mai interrotto
Uno degli elementi più delicati riguarda la durata della relazione tra i due uomini. Il carteggio sarebbe proseguito anche dopo il primo arresto e la condanna di Epstein negli Stati Uniti, nonostante le crescenti rivelazioni pubbliche sulle accuse di abusi su minori. In una email, Mandelson avrebbe definito alcune accuse come “solo la punta dell’iceberg”, espressione che ora assume un peso specifico ben diverso.
Già nel 2019, a seguito delle prime polemiche sui suoi rapporti con il finanziere, Mandelson era stato rimosso dall’incarico di ambasciatore britannico negli Stati Uniti. Ma l’arresto di oggi segna un salto di qualità: non più imbarazzo politico o danno reputazionale, bensì un’ipotesi di rilevanza penale legata alla gestione di informazioni sensibili dello Stato.
Le ricadute politiche
Il caso riapre ferite profonde nel Partito Laburista e riaccende interrogativi sulla stagione del New Labour, quando la politica britannica si intrecciava con élite finanziarie globali in un clima di relazioni opache e networking spregiicato.
Per Londra è un nuovo terremoto istituzionale. Se le accuse dovessero trovare conferma, l’arresto di Mandelson segnerebbe uno dei più gravi scandali politico-diplomatici degli ultimi decenni, con possibili ripercussioni sui rapporti internazionali e sulla fiducia nelle istituzioni.
L’inchiesta è solo all’inizio. Ma il messaggio che arriva da Scotland Yard è chiaro: l’onda lunga del caso Epstein non si è ancora esaurita. E continua a lambire i vertici del potere occidentale.
