9 Maggio 2026, sabato
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Appendino rilancia il M5S: «Torniamo tra la gente, il nostro sì è solo ai cittadini»

L’ex sindaca di Torino sostiene i sei candidati alla nuova vicepresidenza del Movimento 5 Stelle e rivendica l’addio alle cariche: «Niente assegni in bianco. Prima un patto sociale e patriottico con gli italiani»

Un Movimento che rimetta le scarpe da ginnastica e torni a consumarle sull’asfalto delle periferie, davanti ai cancelli delle fabbriche, nei pronto soccorso in affanno. È l’immagine evocata da Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle, in un lungo intervento affidato ai social alla vigilia del voto per la nuova vicepresidenza del partito.

Appendino non si limita a un endorsement formale. Chiama per nome – Paola, Mario, Michele, Stefano, Vittoria ed Ettore – i sei candidati alla vicepresidenza, li definisce «amici prima ancora che colleghi» e chiede un sostegno compatto in vista dell’appuntamento interno di venerdì. Ma il messaggio va oltre la contingenza organizzativa: è un appello a rifondare metodo e identità.

«Collegialità vera, non di facciata»

Nel suo ragionamento emerge un’idea di Movimento meno verticistico e più corale. «Abbiamo bisogno di una collegialità autentica, fatta di ascolto e rispetto reciproco», scrive, indicando nella pluralità delle “anime” grilline non una debolezza ma una risorsa da riattivare. Il sogno dichiarato è quello di un M5S che “respiri” attraverso le sue differenze, recuperando quella spinta propulsiva che ne aveva segnato l’ascesa.

È un passaggio che suona come una risposta alle tensioni interne degli ultimi mesi e come un invito a superare personalismi e logiche di corrente. La centralità, secondo Appendino, non si riconquista con equilibri di palazzo ma tornando a radicarsi nel Paese reale.

«La nostra missione non è stare nei Palazzi»

Il cuore politico del messaggio è tutto qui: la missione del M5S, insiste la deputata, non è occupare spazi di potere ma rappresentare chi oggi si sente invisibile. L’elenco è preciso e volutamente concreto: operai, abitanti delle periferie dimenticate, medici e infermieri di una sanità pubblica piegata dai tagli.

È in quei luoghi – non nelle stanze romane – che, secondo Appendino, “batte il cuore del Paese”. E lì deve tornare a stare il Movimento. Una presa di posizione che ribadisce la vocazione anti-establishment originaria e rilancia una linea di opposizione sociale marcata.

La scelta di lasciare la vicepresidenza

Non manca un passaggio personale. Appendino rivendica la decisione, maturata mesi fa «anche con sofferenza», di lasciare la vicepresidenza del Movimento. Una scelta che, spiega, voleva essere un segnale: le cariche non hanno valore in sé se non sono strumenti utili alla comunità politica.

«Le poltrone non mi interessano se non servono al bene del Movimento», è il senso del messaggio. Una rivendicazione che rafforza la sua posizione nel dibattito interno e le consente di intervenire oggi da una postura meno legata agli incarichi e più alla linea politica.

Sicurezza, guerre e alleanze: «Nessun assegno in bianco»

Sul piano dei contenuti, Appendino indica alcuni capisaldi: fermezza sui temi della sicurezza e opposizione netta a conflitti che «non ci appartengono». È il richiamo a una linea critica verso l’impegno italiano nei teatri internazionali e a una sensibilità sociale che punta a intercettare l’insicurezza diffusa, economica e non solo.

Il capitolo più delicato è quello delle alleanze. Qui la deputata sceglie la chiarezza: l’unico “sì” incondizionato del M5S deve andare ai cittadini. Nessun assegno in bianco a forze politiche alleate o potenziali tali. Prima viene un patto con quella maggioranza di italiani che oggi si sente più povera e più esposta.

Un “nuovo patto sociale”, lo definisce, arrivando a usare un termine non scontato nel lessico grillino: patriottico. Ma il patriottismo evocato è declinato in chiave sociale – difesa della sanità pubblica, tutela dei salari, sostegno alle imprese, sicurezza urbana – più che identitaria.

Una linea per il dopo-voto

Il post si chiude con un richiamo al lavoro che attende il Movimento e con un invito all’unità. Il voto per la vicepresidenza diventa così il primo tassello di un percorso più ampio: ricompattare la comunità interna e ridefinire la rotta politica.

Se il M5S saprà davvero tornare «dove la politica tradizionale ha smesso di andare», come auspica Appendino, lo diranno i prossimi mesi. Per ora, il messaggio è chiaro: meno Palazzo, più Paese. E una bussola che punta, prima di tutto, ai cittadini.

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