3 Ottobre 2026, sabato
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Dea ribelle, rimonta da Champions: Napoli piegato 2-1, Bergamo sogna

Nel 26° turno di Serie A l’Atalanta ribalta gli azzurri dopo un primo tempo di sofferenza e decisioni al Var. Le mosse di Palladino cambiano il volto della gara. Conte rallenta, la vetta si allontana.

A Bergamo non è mai una questione di semplice aritmetica. È una faccenda di carattere, di nervi, di quelle partite che si accendono e si spengono al ritmo degli episodi, ma si decidono con il coraggio. Nel ventiseiesimo turno di Serie A, l’Atalanta ribalta il Napoli e firma un 2-1 che sa di rilancio europeo.

È una rimonta costruita con pazienza e cambi chirurgici, maturata dopo un primo tempo in cui gli uomini di Antonio Conte avevano dato l’impressione di poter indirizzare la sfida sui binari preferiti: ordine, fisicità, cinismo.

Avvio azzurro, Dea imbrigliata

L’inizio è di marca partenopea. Squadra compatta, linee strette, ricerca sistematica delle corsie laterali. Il vantaggio arriva al 18’: punizione tagliata di Gutierrez, traiettoria velenosa e incornata imperiosa di Beukema. È l’1-0 che gela il Gewiss e premia un Napoli aggressivo sulle seconde palle.

L’Atalanta accusa il colpo. Sulemana prova a scuotere i suoi con due conclusioni senza troppa convinzione, ma è ancora il Napoli a dare l’impressione di poter raddoppiare. Alisson Santos trova la via del gol, ma l’esultanza viene strozzata dal fuorigioco. Poco dopo, l’arbitro indica il dischetto per un contatto tra Hien e Hojlund: il Var richiama, la decisione viene revocata. Episodi che tengono la partita in bilico e alimentano tensione.

Var protagonista, partita spezzata

La ripresa si apre con lo stesso copione: rete annullata a Gutierrez per un fallo ravvisato su Hien nell’azione che precede il tiro vincente. Il Napoli protesta, l’Atalanta prende fiato. È il momento in cui la partita cambia padrone.

Raffaele Palladino capisce che non è serata da attese prudenti. Dentro Samardzic, Scamacca e il giovane Bernasconi: tre mosse che ribaltano l’inerzia tecnica e mentale. La Dea alza il baricentro, attacca l’area con più uomini, aumenta il ritmo sulle corsie.

Il pari che riapre tutto

Al 61’ arriva il segnale che Bergamo aspettava. Corner calibrato di Zalewski, Pasalic si inserisce sul primo palo e spizza quel tanto che basta per sorprendere la difesa azzurra: 1-1. È un gol che cambia l’aria dello stadio, che riaccende la pressione offensiva nerazzurra e incrina le certezze del Napoli.

La squadra di Conte perde metri, si allunga, fatica a tenere compatto il centrocampo. L’Atalanta fiuta l’odore del sangue.

La firma della rimonta

Venti minuti più tardi, l’azione che completa la metamorfosi. Bernasconi affonda a sinistra, alza la testa e disegna un cross morbido e preciso. Samardzic si coordina con eleganza, stacca e gira di testa con tocco delicato: pallone che scavalca il portiere e si infila in rete. È il 2-1 che certifica la rimonta e la superiorità maturata nella ripresa.

Gli ultimi minuti sono di gestione e sofferenza controllata. Il Napoli prova a reagire più con l’orgoglio che con la lucidità, ma l’Atalanta regge l’urto e porta a casa tre punti che valgono molto più della classifica.

Classifica e prospettive

Con questa vittoria, l’Atalanta aggancia il Como a quota 45 punti e rientra con forza nella corsa Champions. Il Napoli resta fermo a 50, ora distante 14 lunghezze dall’Inter capolista e con il rischio di scivolare a meno sette dal Milan secondo.

È una sconfitta che pesa, per Conte, non solo per il risultato ma per le modalità: avanti, in controllo, più volte vicino al raddoppio, e poi travolto dall’energia e dalle scelte avversarie. Per l’Atalanta, invece, è la conferma di una maturità nuova: soffrire, restare dentro la partita, colpire al momento giusto.

A Bergamo la Dea torna a correre. E la corsa, adesso, profuma d’Europa.

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