3 Luglio 2026, venerdì
HomeMondoPolitica nel MondoRubio a Monaco: «Non vogliamo dividere l’Europa, ma rifondare l’Occidente»

Rubio a Monaco: «Non vogliamo dividere l’Europa, ma rifondare l’Occidente»

Alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza il segretario di Stato americano rilancia l’asse transatlantico: «Siamo figli della stessa civiltà. L’alleanza va rafforzata, non gestita nel declino»

Non una resa dei conti, ma una chiamata alle armi – politiche, culturali, strategiche. Dal palco della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha scelto parole nette per definire la postura degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa: nessuna volontà di frattura, nessuna tentazione isolazionista, ma l’ambizione di «rivitalizzare un’antica amicizia» e traghettare l’Occidente fuori da quella che ha definito una fase di «disperazione e autocompiacimento».

Il discorso si inserisce nel solco della nuova amministrazione guidata da Donald Trump, che punta a ridefinire i rapporti con gli alleati storici senza però rinnegare il perimetro strategico costruito nel secondo dopoguerra. «Non vogliamo che i nostri alleati si limitino a razionalizzare uno status quo in crisi», ha affermato Rubio, «ma che affrontino ciò che è necessario per risolverlo». Un passaggio che suona come un invito – o una pressione – a superare ambiguità e inerzie sul piano della difesa, dell’autonomia energetica e della competitività economica.

«La fine dell’era transatlantica non è il nostro obiettivo»

Rubio ha respinto con forza la narrazione di una presunta “fine dell’era transatlantica”. «Non è né il nostro obiettivo né il nostro desiderio», ha scandito, in un momento in cui il dibattito pubblico, da entrambe le sponde dell’Atlantico, è attraversato da timori di sgretolamento dell’asse euro-americano.

Il segretario di Stato ha evocato una memoria condivisa fatta di guerre combattute insieme e sacrifici comuni: «Abbiamo sanguinato e siamo morti fianco a fianco». Una formula che richiama la lunga storia militare e politica dell’alleanza, dalla Seconda guerra mondiale alla Guerra fredda, fino alle missioni più recenti. Ma il richiamo al passato, nelle sue parole, non è nostalgico: serve piuttosto a fondare un progetto per il futuro.

«La nostra casa può essere nell’emisfero occidentale», ha detto, «ma saremo sempre figli dell’Europa». Un’affermazione che lega identità e geopolitica, e che va letta come risposta preventiva a chi, in Europa, teme un disimpegno americano.

Un’unica civiltà, un destino intrecciato

Il cuore del discorso è stato però culturale prima ancora che strategico. «Facciamo parte di un’unica civiltà, la civiltà occidentale», ha dichiarato Rubio, parlando di legami forgiati da «secoli di storia comune, fede cristiana, cultura, patrimonio, lingua e sacrifici condivisi». Un lessico identitario che mira a rinsaldare l’idea di un destino comune.

«Vogliamo che l’Europa sia forte. Crediamo che debba sopravvivere», ha aggiunto. Non un auspicio retorico, ma una premessa politica: «Il nostro destino è intrecciato al vostro». In questa prospettiva, un’Europa debole non sarebbe soltanto un problema regionale, ma un fattore di vulnerabilità per l’intero blocco occidentale.

Da qui il passaggio più esplicito sul tema della difesa: «Non vogliamo alleati deboli, perché questo renderebbe ancora più deboli noi». L’obiettivo, ha chiarito, è avere partner «capaci di difendersi», in modo da scoraggiare qualunque avversario dal mettere alla prova «la nostra forza collettiva». Un messaggio che, pur senza citarla, richiama direttamente la questione della condivisione degli oneri militari all’interno della NATO e il dibattito sulla spesa per la difesa.

No alla gestione del declino

C’è poi una dimensione più ampia, quasi filosofica, nel discorso di Rubio: il rifiuto di una postura difensiva o amministrativa del declino occidentale. «Non abbiamo alcun interesse a essere custodi educati e ordinati del declino controllato dell’Occidente», ha affermato con tono perentorio.

L’immagine è potente: gli Stati Uniti non intendono limitarsi a gestire una lenta erosione di potere e influenza, ma vogliono inaugurare «un nuovo secolo di prosperità». È qui che si inserisce la visione dell’amministrazione Trump: «Gli Stati Uniti assumeranno ancora una volta il compito del rinnovamento e della ricostruzione», ha spiegato Rubio, parlando di un futuro «orgoglioso, sovrano e vitale quanto il passato della nostra civiltà».

L’elemento chiave è la sovranità, concetto centrale nella retorica trumpiana. Ma, a differenza di letture più unilateraliste, il segretario di Stato ha precisato che Washington preferisce intraprendere questo percorso insieme agli alleati europei. «Siamo pronti, se necessario, a farlo da soli», ha ammesso. «Ma preferiamo e speriamo di farlo insieme a voi».

Una relazione da ridefinire, non da archiviare

Il messaggio complessivo è chiaro: l’alleanza transatlantica non è in discussione, ma deve essere ricalibrata. Non si tratta di archiviare un’epoca, bensì di aggiornarla. L’invito all’Europa è a rafforzarsi, assumersi maggiori responsabilità e partecipare a una strategia condivisa di rilancio.

«Gli Stati Uniti e l’Europa, ci apparteniamo», ha concluso Rubio. Una formula che riassume la tesi dell’intervento: il legame non è solo strategico, ma identitario. E proprio per questo, secondo Washington, non può permettersi di restare immobile.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti