4 Ottobre 2026, domenica
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Pictet AM scommette sull’azionario: più industria e mercati emergenti nel portafoglio globale

La Strategy Unit della Pictet Asset Management rafforza il sovrappeso sulle azioni e riduce le obbligazioni. Liquidità abbondante, stimoli pubblici e deregulation Usa sostengono il rischio. Focus su tecnologia, sanità e finanza selettiva, con un occhio privilegiato alla Cina.

In un mondo inondato di liquidità e sostenuto da politiche fiscali espansive, l’azionario continua a rappresentare il baricentro delle strategie d’investimento globali. È questa la convinzione della Strategy Unit di Pictet Asset Management, che conferma un orientamento deciso: sottopeso sulle obbligazioni e sovrappeso sulle azioni, con un rafforzamento dell’esposizione ai settori industriali e ai mercati emergenti.

Lo scenario macro, del resto, offre argomenti solidi. Dai programmi di spesa pubblica in Giappone, Stati Uniti e Germania alla prospettiva di un contesto regolatorio più flessibile oltreoceano, i driver di sostegno alla crescita restano attivi. L’inflazione appare sotto controllo, mentre la dinamica economica globale continua a sorprendere per resilienza. In questo quadro, spiegano da Pictet, “gli stimoli monetari e fiscali in atto nel mondo e la prospettiva di una regolamentazione più accomodante negli Stati Uniti rendono le azioni un’asset class ancora interessante”.

Più ampiezza nel rally, ma rischio affollamento

Gli indicatori tecnici mostrano un mercato azionario più ampio: aumenta il numero di titoli che partecipa al rialzo, segnale di una dinamica meno concentrata rispetto al passato. Un dato positivo, che indica maggiore solidità del trend.

Sul fronte opposto, tuttavia, cresce anche la propensione al rischio. Le rilevazioni sui flussi e i sondaggi tra investitori retail e istituzionali – tra cui quelli condotti da Bank of America – evidenziano il più marcato sovrappeso azionario degli ultimi due anni. Un segnale di fiducia che, se da un lato rafforza il momentum, dall’altro impone selettività.

Mercati emergenti: utili a doppia cifra e catene del valore in trasformazione

Il cuore della strategia di Pictet batte nei mercati emergenti. Qui la crescita degli utili è attesa oltre l’11% nell’anno in corso, il tasso più elevato a livello globale, superiore persino a quello previsto per Stati Uniti e Giappone (circa il 10%) e più che doppio rispetto alle stime per Regno Unito, Svizzera ed eurozona.

A trainare sono soprattutto tecnologia e servizi di comunicazione in Corea del Sud, Taiwan e Cina. La domanda di hardware, semiconduttori e infrastrutture per l’intelligenza artificiale resta robusta, mentre le tensioni geopolitiche e commerciali stanno ridisegnando le catene di approvvigionamento globali, favorendo nuovi poli produttivi asiatici.

In questo contesto, la Cina occupa una posizione di rilievo nei portafogli della casa svizzera. L’allentamento delle politiche normative, monetarie e fiscali, insieme al temporaneo miglioramento dei rapporti commerciali tra Washington e Pechino, potrebbe offrire un sostegno significativo ai titoli locali. L’allocazione azionaria cinese è quindi superiore al benchmark.

Europa in attesa, Svizzera confermata

Fuori dall’orbita emergente, Pictet mantiene un sovrappeso sulla Svizzera, sostenuta da fondamentali societari solidi e da un contesto istituzionale stabile. Più prudente l’approccio sull’Europa continentale: peso neutrale, in attesa che i tagli dei tassi e le misure fiscali si traducano in un’accelerazione concreta degli utili aziendali.

Tecnologia e industria in prima linea

A livello settoriale, la tecnologia e i servizi di comunicazione rappresentano le principali scommesse. L’attenzione si concentra su fornitori di chip, server, hardware per data center, soluzioni di cloud storage e infrastrutture di rete. Meno convinzione, invece, sulle software house, penalizzate nel breve termine dall’aumento dei costi di calcolo e da margini sotto pressione.

In parallelo, cresce il peso dell’industria. L’aumento della spesa in conto capitale globale, unito ai piani di investimento pubblico in Europa e al buon ritmo della crescita economica, crea un contesto favorevole per il comparto manifatturiero e per le aziende legate alle infrastrutture.

Sanità: difesa e valore

Tra le aree ritenute più interessanti figura anche la sanità. Il settore combina caratteristiche difensive – preziose in caso di volatilità o rallentamento – con valutazioni considerate tra le più interessanti su scala globale secondo le metriche proprietarie della casa.

Non solo: i grandi gruppi farmaceutici stanno intensificando l’attività di acquisizioni mirate su realtà innovative, per accedere a nuove tecnologie e razionalizzare i costi. Un processo che, se ben eseguito, può generare valore per gli azionisti nel medio periodo.

Finanza sì, ma con selezione negli Usa

Infine, il comparto finanziario. Il sovrappeso su banche e assicurazioni trova giustificazione nella ripresa dello slancio economico e in una curva dei rendimenti più inclinata, fattore tradizionalmente favorevole alla redditività degli istituti.

Tuttavia, negli Stati Uniti la selezione diventa cruciale. Le possibili iniziative dell’amministrazione guidata da Donald Trump volte a rendere la finanza più accessibile – ad esempio attraverso limiti a tassi e commissioni sulle carte di credito o restrizioni sui margini dei mutui – potrebbero comprimere ricavi e profitti delle banche più esposte al credito al consumo.

In sintesi, per Pictet l’azionario resta la bussola dell’asset allocation globale. Ma in una fase in cui il rischio è sempre più condiviso e affollato, la differenza la farà la qualità delle scelte: geografiche, settoriali e, soprattutto, di singolo titolo.

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