8 Marzo 2026, domenica
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Cuore compromesso, il Bambino Gesù: “Non è più trapiantabile”. Svolta drammatica nel caso del bimbo di Napoli

Dopo il trapianto dell’organo danneggiato durante il trasporto, arriva il parere dell’ospedale pediatrico romano. La madre: “È primo nella lista italiana”. Sei medici indagati, sequestrato il contenitore usato per la conservazione

Il parere tanto atteso è arrivato e segna una svolta dolorosa nella vicenda che da settimane scuote l’opinione pubblica e interroga la sanità italiana. Per l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il bambino di due anni ricoverato all’Ospedale Monaldi di Napoli non sarebbe più trapiantabile.

A renderlo noto è stato l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, dopo aver ricevuto il consenso della madre a diffondere l’aggiornamento. «Ieri sera, in direzione sanitaria, ci hanno comunicato che il parere del Bambino Gesù è arrivato: per loro il bambino non è più trapiantabile», ha dichiarato il legale, aprendo uno scenario clinico e umano ancora più complesso.

La speranza della madre: “È primo nella lista italiana”

Fino a poche ore prima, la famiglia si aggrappava a un’altra prospettiva. «È al primo posto nella lista dei trapiantandi italiani», aveva raccontato la madre nel corso di una trasmissione televisiva, riferendo informazioni ricevute dal ministero della Salute.

La donna aveva chiesto che il piccolo fosse inserito in posizione prioritaria anche in una lista internazionale, auspicando un’accelerazione straordinaria: «Spero che si faccia ancora di più, che arrivi immediatamente un cuore compatibile. Ad oggi i medici dicono che ci sono le condizioni affinché il trapianto possa essere effettuato».

Parole pronunciate prima che il parere del centro pediatrico romano rimettesse tutto in discussione.

Il nodo della “trapiantabilità” e la frattura con il Monaldi

Già venerdì mattina l’avvocato Petruzzi aveva anticipato che, secondo il medico legale di parte, il bambino presenterebbe «una condizione clinica che lo renderebbe ormai inabile al trapianto». Una valutazione che aveva contribuito a incrinare ulteriormente il rapporto di fiducia tra la famiglia e la struttura napoletana.

«Il nostro medico non ha mai visto il bimbo, non può pronunciarsi sulla trapiantabilità», aveva però precisato lo stesso legale, spiegando di aver chiesto formalmente alla direzione sanitaria del Monaldi di acquisire un parere esterno dall’ospedale romano. «Un parere positivo avrebbe consentito alla madre e a tutti di tirare un sospiro di sollievo». Quel sospiro, almeno per ora, non è arrivato.

Il sequestro del contenitore e le indagini della Procura

Intanto l’inchiesta giudiziaria prosegue. I carabinieri del Nas di Napoli, su delega della Procura, hanno sequestrato il contenitore utilizzato per il trasporto del cuore da Bolzano a Napoli: un sistema progettato per mantenere l’organo a temperatura controllata. Proprio su quel box – che secondo le prime ricostruzioni avrebbe ospitato ghiaccio secco al posto del ghiaccio tradizionale – sarà disposta una perizia tecnica affidata a consulenti nominati dagli inquirenti.

La VI sezione “Lavoro e colpe professionali” della Procura di Napoli ha iscritto sei sanitari nel registro degli indagati. A coordinare l’inchiesta è il procuratore Nicola Gratteri, con il sostituto Giuseppe Tittaferrante e l’aggiunto Antonio Ricci. Gli indagati – componenti delle équipe coinvolte nell’espianto a Bolzano e nel trapianto a Napoli – sono accusati di lesioni colpose.

Insieme al contenitore, i Nas hanno acquisito l’intera documentazione sanitaria e organizzativa relativa alla vicenda, ora al vaglio degli investigatori.

La vicenda: un trapianto il 23 dicembre e il sospetto sul ghiaccio secco

Il caso esplode attorno al trapianto eseguito lo scorso 23 dicembre. Secondo quanto ricostruito finora, durante il trasferimento dell’organo da Bolzano a Napoli sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco, che avrebbe danneggiato il cuore prima dell’impianto.

Dopo l’intervento, le condizioni del bambino sono rimaste gravissime. Nelle ultime ore, al legale della famiglia è stato riferito anche di un peggioramento dei valori epatici, segnale di un quadro clinico sempre più fragile.

Ora la parola “non trapiantabile” pronunciata dal Bambino Gesù pesa come un macigno. Sul piano sanitario, perché restringe drammaticamente le possibilità terapeutiche. Sul piano giudiziario, perché aggiunge un tassello decisivo nell’accertamento delle responsabilità.

Nel mezzo resta una famiglia sospesa tra speranza e rabbia, e un sistema sanitario chiamato a fare chiarezza, fino in fondo, su ciò che è accaduto in quelle ore cruciali tra l’espianto e il trapianto.

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