3 Luglio 2026, venerdì
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Lazio di ferro, Bologna fragile: ai rigori decide Provedel, biancocelesti in semifinale

I rossoblù dominano e segnano con Castro, ma si spengono nella ripresa. Noslin cambia il volto della gara, poi dal dischetto il portiere laziale è implacabile. Saranno Inter-Como e Lazio-Atalanta le semifinali di Coppa Italia.

La Coppa Italia conferma la sua natura imprevedibile e crudele. All’Olimpico la Lazio strappa il pass per la semifinale dopo una battaglia nervosa e altalenante contro un Bologna capace di dominare per un tempo e dissolversi nel momento decisivo. Finisce ai rigori, con il 4-1 biancoceleste dal dischetto e con Ivan Provedel eroe assoluto della notte: para, ipnotizza, guida. E spedisce la squadra di Baroni verso la sfida con l’Atalanta. Dall’altra parte del tabellone, sarà Inter-Como.

Per il Bologna è un’altra serata amara in una stagione che fatica a trovare continuità. La squadra di Thiago Motta — ordinata, aggressiva, brillante nei primi 45 minuti — paga ancora una volta un calo di tensione e una fragilità mentale che le impediscono di chiudere le partite quando ne avrebbe l’occasione.

Il Bologna comanda, Castro colpisce

Il primo tempo è un monologo rossoblù. Pressione alta, linee compatte, ritmo sostenuto: la Lazio fatica a uscire, schiacciata dalla qualità del palleggio emiliano e dalla capacità di occupare gli spazi tra le linee. Al 30’ arriva il meritato vantaggio: Castro si inserisce con i tempi giusti e finalizza un’azione costruita con lucidità, battendo Provedel e premiando la superiorità ospite.

Non è tutto. Il Bologna continua a spingere, sfiora il raddoppio, colpisce anche una traversa che fa tremare l’Olimpico. È il momento in cui la partita potrebbe indirizzarsi definitivamente. Ma il calcio, si sa, non premia sempre chi domina: spesso attende l’episodio che riapre tutto.

Noslin cambia l’inerzia

Nella ripresa la Lazio rientra con un altro atteggiamento. Più aggressiva, più verticale, più disposta a rischiare. L’infortunio che costringe Baroni a rivedere l’assetto diventa paradossalmente una risorsa: l’ingresso di Noslin porta freschezza e imprevedibilità.

Al 49’ è proprio il nuovo entrato a trovare il varco giusto. Azione insistita, difesa bolognese meno compatta, pallone che filtra e finisce in rete. L’1-1 cambia l’inerzia psicologica del match: la Lazio cresce, il Bologna arretra e perde sicurezza. I rossoblù, padroni nel primo tempo, si fanno più timorosi; i biancocelesti prendono campo e convinzione.

Da quel momento la gara si incanala su binari più nervosi che tecnici. Le squadre si allungano, le occasioni si fanno meno limpide, prevale la tensione. Nessuno trova il colpo risolutivo nei tempi regolamentari, e la sentenza viene affidata ai calci di rigore.

Provedel, il guardiano della semifinale

Dal dischetto emerge la differenza tra fiducia e fragilità. La Lazio è fredda, precisa, spietata. Il Bologna no. Provedel diventa il protagonista assoluto: para il penalty di Ferguson con riflesso e intuito, poi si oppone anche a Orsolini, che si lascia ipnotizzare dal portiere biancoceleste. L’Olimpico esplode, mentre i rossoblù si sciolgono.

Il 4-1 finale fotografa una superiorità mentale prima ancora che tecnica nella lotteria dei rigori. La Lazio avanza con merito per come ha saputo reagire alle difficoltà, cambiare ritmo e reggere la pressione del momento decisivo. Il Bologna esce tra i rimpianti: brillante, organizzato, ma incapace di gestire il vantaggio e di proteggere la propria superiorità iniziale.

Il tabellone prende forma

Con questo successo, la Lazio raggiunge l’Atalanta in semifinale, in una sfida che promette intensità e spettacolo. Dall’altra parte del tabellone, l’Inter affronterà il Como. La Coppa Italia perde la squadra detentrice, ma guadagna un finale aperto, dove nessuna sembra avere un destino già scritto.

All’Olimpico resta l’immagine di Provedel che alza le braccia sotto la curva, simbolo di una Lazio resiliente. E quella di un Bologna che, ancora una volta, deve fare i conti con sé stesso prima che con gli avversari. In Coppa, come nella stagione, il talento non basta: servono nervi saldi e capacità di chiudere le partite. Qualità che, ieri sera, hanno fatto tutta la differenza.

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