Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sarebbe pronto a finanziare una rete di think tank e organizzazioni benefiche in Europa ideologicamente affini al movimento Maga (Make America Great Again), con l’obiettivo dichiarato di promuovere i “valori americani” e contrastare quelle che Washington considera minacce crescenti alla libertà di espressione nel Vecchio Continente. A rivelarlo è il Financial Times, che cita fonti informate sui piani dell’amministrazione statunitense.
Secondo il quotidiano economico britannico, le sovvenzioni rientrerebbero in un più ampio programma di iniziative culturali e politiche legate alle celebrazioni per il 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti, in calendario nel 2026. Un’occasione simbolica che, oltre alla dimensione commemorativa, verrebbe utilizzata per rilanciare il soft power americano in una fase di profonde trasformazioni geopolitiche e di crescente competizione ideologica con Europa e Cina.
L’operazione, sempre stando alle indiscrezioni, mirerebbe a sostenere strutture di ricerca, fondazioni e centri di elaborazione politica capaci di incidere sul dibattito pubblico europeo, in particolare sui temi della libertà di parola, del rapporto tra Stato e individuo, della regolazione dei media digitali e delle politiche identitarie. Ambiti nei quali Washington, soprattutto nelle sue correnti più conservatrici, guarda con sospetto alle normative europee, giudicate eccessivamente restrittive.
Il riferimento all’universo Maga non è secondario. Il sostegno a realtà ideologicamente allineate segnerebbe infatti una scelta politica precisa: rafforzare, anche fuori dai confini nazionali, un fronte culturale vicino alle posizioni dell’America trumpiana, che da tempo denuncia in Europa un clima ostile al pluralismo delle opinioni e troppo incline alla censura in nome della sicurezza o del contrasto alla disinformazione.
Se confermato, il piano rischia di aprire un nuovo fronte di tensione transatlantica. In diversi Paesi europei, infatti, il finanziamento diretto di think tank da parte di governi stranieri è oggetto di attenzione e talvolta di critiche, soprattutto quando assume contorni ideologici marcati. Non è escluso che l’iniziativa possa alimentare polemiche politiche e richieste di maggiore trasparenza sull’origine dei fondi e sulle finalità delle organizzazioni beneficiarie.
Per Washington, tuttavia, la partita appare strategica. In un contesto internazionale segnato dal ritorno delle grandi potenze e dalla competizione sui modelli di democrazia, l’investimento nella battaglia delle idee diventa un tassello centrale della politica estera americana. Anche — e forse soprattutto — quando passa per le celebrazioni di un anniversario storico.
