8 Marzo 2026, domenica
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Stellantis frena sull’elettrico: maxi profit warning da 22 miliardi, dividendo sospeso e Borsa in caduta libera

Auto, conti e strategia sotto pressione

Una doccia gelata si abbatte su Piazza Affari e travolge Stellantis. Il gruppo automobilistico apre la seduta con un tonfo storico, arrivando a perdere oltre il 19% dopo l’annuncio di un maxi profit warning e la decisione di sospendere il dividendo 2026. Una reazione violenta dei mercati, alimentata dalla pubblicazione dei conti 2025 e, soprattutto, da una drastica revisione della strategia sull’auto elettrica che si traduce in oneri miliardari.

Una revisione che costa 22 miliardi

Al centro della tempesta c’è una scelta tanto strategica quanto dolorosa: rivedere l’impostazione della transizione elettrica, giudicata ora troppo rapida e non allineata alle reali condizioni del mercato. La “review” annunciata dal gruppo comporta oneri complessivi per circa 22,2 miliardi di euro nella seconda metà del 2025, con uscite di cassa stimate in 6,5 miliardi nei prossimi quattro anni.

Stellantis parla esplicitamente della necessità di “ripositionare l’azienda in funzione delle effettive preferenze dei clienti”. Un’ammissione che segna una discontinuità netta rispetto alla narrativa dominante degli ultimi anni. A chiarire la portata dell’autocritica è l’amministratore delegato Antonio Filosa, che riconosce come il gruppo abbia sovrastimato il ritmo della transizione verso l’elettrico, finendo per allontanarsi “dalle esigenze, dalle possibilità e dai desideri reali di molti acquirenti”.

Il dividendo sacrificato per finanziare la svolta

Per sostenere il cambio di rotta e rafforzare la struttura finanziaria, il consiglio di amministrazione ha deciso di sospendere il dividendo previsto per il 2026. Una mossa che ha pesato ulteriormente sul titolo, già sotto pressione, e che segnala come la priorità del gruppo sia ora la tenuta industriale e finanziaria, più che la remunerazione degli azionisti nel breve periodo.

Non solo. Il cda ha anche autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili, fino a un massimo di 5 miliardi di euro, uno strumento pensato per rafforzare il capitale senza diluire gli azionisti, ma che testimonia la delicatezza della fase attraversata.

Effetto domino dopo il caso Volvo

Il crollo di Stellantis arriva in un clima già teso per il settore automotive europeo. Solo il giorno precedente il titolo aveva lasciato sul terreno circa il 5%, trascinato dal crollo di Volvo, che ha perso oltre il 22% dopo la diffusione dei propri conti. Un effetto domino che ha acceso i riflettori sulle difficoltà comuni dei grandi costruttori alle prese con costi elevati, domanda incerta e una transizione energetica più complessa del previsto.

Ricavi in recupero, ma perdite pesanti

Sul piano operativo, il gruppo prova a lanciare segnali di stabilizzazione. Nel secondo semestre del 2025, spiega Stellantis, ricavi netti e free cash flow industriale risultano in miglioramento rispetto alla prima metà dell’anno, in linea con l’ultima guidance. I ricavi sono attesi tra 78 e 80 miliardi di euro, ma il dato che continua a preoccupare i mercati è la perdita netta stimata tra 19 e 21 miliardi.

Numeri che raccontano una fase di transizione profonda e costosa, in cui Stellantis tenta di correggere la rotta senza rinunciare alla competitività globale. La Borsa, per ora, non fa sconti: il conto della svolta elettrica, almeno in questa fase, appare salatissimo.

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