4 Aprile 2026, sabato
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Olimpiadi d’oro, conti in rosso

Il libro-inchiesta di Pietrobelli accende il caso Milano-Cortina: costi fuori controllo, impatto ambientale e silenzi politici. Il M5S: “Altro che sobrietà, buttati 4,5 miliardi”

MILANO-CORTINA 2026 come grande vetrina internazionale o come voragine nei conti pubblici? È una domanda che torna con forza nel dibattito politico e che ieri, 5 febbraio, ha trovato nuova linfa a Torino, nella sede del Movimento 5 Stelle di via Colautti. Qui, davanti a un pubblico attento e partecipe, è stato presentato Una montagna di soldi, il libro-inchiesta del giornalista Giuseppe Pietrobelli che ricostruisce, dati alla mano, il lato oscuro delle Olimpiadi invernali del 2026.

Un evento sportivo destinato a entrare nella storia, ma che – secondo l’autore e secondo i parlamentari pentastellati intervenuti – rischia di farlo più per il peso economico e ambientale che per le medaglie. L’incontro torinese ha riacceso i riflettori su una manifestazione nata sotto l’etichetta di Olimpiadi “low cost”, “green” e ad alta “legacy”, ma che oggi appare, nei numeri e nei cantieri, molto distante da quelle promesse.

Nel libro di Pietrobelli prende forma un racconto che intreccia scelte politiche, interessi territoriali e una corsa alla costruzione che ha travolto l’idea originaria del riuso degli impianti esistenti. Un’impostazione che il Movimento 5 Stelle denuncia da anni e che ora torna al centro della polemica con toni durissimi.

«Una montagna di soldi mette nero su bianco ciò che abbiamo sempre sostenuto – affermano in una nota congiunta i parlamentari M5S Chiara Appendino, Antonino Iaria, Elisa Pirro ed Elena Sironi –: il dossier Milano-Cortina è stato gestito in modo sbagliato, opaco e costosissimo, pagato caro e salato dai cittadini». Secondo gli esponenti pentastellati, i proclami su sostenibilità e contenimento delle spese si sarebbero rapidamente dissolti di fronte a un approccio definito “famelico” di presidenti di Regione e amministratori locali, con in testa Luca Zaia, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti, oltre a una lunga lista di sindaci coinvolti.

Il risultato, denunciano, è sotto gli occhi di tutti: nuova cementificazione, interventi invasivi su territori fragili, opere faraoniche destinate a diventare cattedrali nel deserto e un conto finale che lievita di anno in anno. Il tutto mentre, ricordano dal M5S, esisteva già un’alternativa concreta: il recupero e il riuso degli impianti olimpici di Torino 2006 e del Piemonte, una soluzione che avrebbe consentito di contenere drasticamente la spesa pubblica.

È su questo punto che l’attacco politico diventa più diretto. «È singolare – sottolineano i parlamentari – che il Giorgetti “austero” di oggi non dica nulla di un modello che sta facendo spendere 4,5 miliardi di euro pubblici in più rispetto al nostro progetto». Una cifra che, nel confronto proposto dal Movimento, assume un valore politico prima ancora che economico. Con quelle risorse, spiegano, si sarebbero potuti finanziare interventi strutturali su lavoro e welfare: dal salario minimo, che sarebbe costato circa 100 milioni l’anno, alla conferma di Opzione Donna (300 milioni), fino al fondo per i lavoratori in cassa integrazione, pari a circa 70 milioni annui.

«Non è una discussione ideologica – insistono – ma una questione di priorità politiche». La scelta di puntare su nuove opere, secondo il M5S, avrebbe sacrificato sanità, diritti sociali e protezione dei lavoratori sull’altare del campanilismo e della competizione territoriale.

La presentazione torinese del libro si è così trasformata in un atto d’accusa più ampio contro il modello di sviluppo incarnato da Milano-Cortina 2026. Un modello che, a un anno dai Giochi, divide l’opinione pubblica tra chi vede un’occasione irripetibile di rilancio e chi teme che, spente le luci olimpiche, restino soprattutto debiti, cemento e promesse mancate.

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