22 Settembre 2026, martedì
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Tassi fermi oggi, ma la Bce guarda a marzo: il taglio resta un’opzione sul tavolo

Politica monetaria europea tra prudenza e incertezze globali. AllianzGI: la Bce non ha fretta, ma la finestra di marzo resta aperta

La Banca centrale europea è pronta a confermare una linea di cauta continuità. Nel Consiglio direttivo in programma oggi, Francoforte dovrebbe lasciare invariata la politica monetaria, forte di un quadro macroeconomico che – almeno in apparenza – non impone interventi immediati: crescita ancora solida, inflazione prossima al target e un mercato del lavoro che continua a mostrare una notevole tenuta. Ma sotto la superficie, le incognite non mancano. E proprio da qui potrebbe aprirsi lo spazio per un taglio “precauzionale” dei tassi già a marzo.

È questa la chiave di lettura proposta da Michael Krautzberger, Global CIO Fixed Income di Allianz Global Investors, secondo cui la Bce può permettersi di restare ferma oggi, senza però escludere un aggiustamento nei prossimi mesi. Un approccio attendista, coerente con la “buona posizione” più volte rivendicata da Christine Lagarde, ma non rigido al punto da ignorare i segnali di raffreddamento che arrivano soprattutto dal fronte dell’inflazione.

Nessuna urgenza, ma soglia non invalicabile

Secondo Krautzberger, l’asticella per un taglio immediato dei tassi resta elevata. La presidente Lagarde lo ha chiarito già a dicembre: l’economia dell’Eurozona cresce a un ritmo vicino al potenziale, la disoccupazione è bassa e stabile, l’inflazione si muove in prossimità dell’obiettivo del 2% e il tasso di riferimento si colloca pienamente nella fascia considerata neutrale. Anche l’insieme più ampio delle condizioni di finanziamento, osserva AllianzGI, può essere giudicato sostanzialmente normale.

In questo contesto, una lieve revisione al ribasso delle previsioni di inflazione non basterebbe da sola a giustificare un allentamento monetario, soprattutto dopo anni in cui i prezzi hanno ampiamente superato il target della Bce.

Geopolitica meno minacciosa, ma restano i rischi Usa

Sul piano geopolitico, il rischio di uno scontro diretto tra Stati Uniti ed Europa – evocato nei mesi scorsi anche sul piano commerciale – appare per ora rientrato, “superato prima ancora di iniziare”, secondo Krautzberger. Un elemento che rafforza l’idea che non vi sia alcuna necessità urgente di cambiare rotta.

Eppure, l’attenzione della Bce resta alta. Le politiche statunitensi, in un contesto segnato dall’avvicinarsi delle elezioni di medio termine, continuano a rappresentare una fonte di incertezza per l’Europa, sia in termini di crescita sia di inflazione importata.

Inflazione sotto il target prima del previsto

Il vero elemento di novità, destinato a pesare nelle prossime valutazioni della Bce, arriva dai dati sui prezzi. L’inflazione è scesa sotto l’obiettivo già a dicembre, in anticipo rispetto alle attese, e questo potrebbe cambiare l’equilibrio dei rischi. A fine 2025, la crescita potrebbe persino rivelarsi leggermente più sostenuta di quanto previsto da Francoforte, ma gli indicatori di fiducia delle imprese restano incerti e disomogenei.

AllianzGI segnala inoltre il rischio che le previsioni della Bce sull’inflazione, sia complessiva sia core, si rivelino eccessivamente ottimistiche. Un rischio che persiste nonostante il rimbalzo dei prezzi del petrolio registrato a gennaio.

Euro forte e pressioni disinflazionistiche

A rafforzare l’orientamento prudente contribuisce anche la dinamica valutaria. Il rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro introduce un ulteriore fattore disinflazionistico, riducendo il costo delle importazioni e comprimendo le pressioni sui prezzi nel medio termine. Per Krautzberger, il bilancio dei rischi inflazionistici resta quindi chiaramente orientato verso il basso.

Marzo come snodo decisivo

Tutto ciò potrebbe non essere sufficiente per giustificare un taglio immediato, ma rende credibile l’ipotesi di un intervento preventivo nei prossimi mesi. La riunione di marzo, accompagnata dall’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche, potrebbe rappresentare il momento giusto per agire, senza compromettere la credibilità della Bce.

Nel frattempo, il quadro macroeconomico e l’impostazione di politica monetaria continuano a favorire una performance relativa migliore dei mercati dei tassi dei Paesi periferici dell’Eurozona, che restano tra i principali beneficiari di una strategia di gradualismo e flessibilità da parte di Francoforte.

La Bce, insomma, resta ferma oggi. Ma la porta, con prudenza, resta socchiusa.

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