I mercati aprono la giornata all’insegna della prudenza, con l’Europa che guarda a Francoforte e Wall Street che fa i conti con una nuova ondata di vendite sul comparto tecnologico. A dominare la scena sono gli hedge fund, tornati protagonisti con massicce operazioni di short selling sui titoli software americani, mentre l’attesa per le decisioni della Banca centrale europea congela l’iniziativa sui listini del Vecchio Continente.
L’avvio delle Borse europee è contrastato: il Ftse Mib oscilla poco sopra la parità, sostenuto dal balzo di Bper (+3%) dopo la pubblicazione dei conti, mentre il resto dei mercati resta cauto, riflettendo i cali del Nasdaq e della Borsa di Tokyo e la mancanza di segnali chiari sul fronte macroeconomico.
Hedge fund all’assalto del software Usa
La seduta di ieri a Wall Street ha messo sotto pressione il settore tecnologico, con il Nasdaq in calo dell’1,5%. A pesare, in particolare, sono state le vendite sulle società software, finite nel mirino dei fondi speculativi. Secondo un’analisi rilanciata da CNBC, gli hedge fund avrebbero già incassato circa 24 miliardi di dollari scommettendo al ribasso sul comparto.
Il motivo non è solo finanziario ma strutturale: gli investitori stanno prendendo di mira le aziende che producono software di automazione considerati “difendibili” fino a pochi anni fa, ma oggi sempre più facilmente replicabili o sostituibili dalle nuove generazioni di intelligenza artificiale. Una trasformazione tecnologica che, invece di premiare indistintamente il settore, sta accentuando le differenze tra chi guida l’innovazione e chi rischia di subirla.
Oggi la Bce: tassi fermi, attenzione al cambio
In Europa l’attenzione è tutta per la riunione della Banca centrale europea. Il mercato non si aspetta modifiche ai tassi di interesse, ma resta vigile sulle parole di Christine Lagarde, soprattutto alla luce del recente rafforzamento dell’euro.
«Non prevediamo cambiamenti nell’orientamento della politica monetaria – spiega Felipe Villarroel, gestore di portafoglio di TwentyFour Asset Management (Vontobel) –. L’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro è diventato un tema centrale per il suo potenziale effetto disinflazionistico, ma la Bce dovrebbe limitarsi a monitorare la situazione senza interventi immediati».
Metalli preziosi in balia della speculazione
Prosegue intanto la forte volatilità sui metalli preziosi. L’argento torna protagonista in negativo: dopo il rimbalzo della vigilia, il prezzo è crollato di circa il 10%, scendendo a 79 dollari l’oncia. Un movimento che gli analisti attribuiscono a flussi speculativi, posizionamenti con leva finanziaria e a un intenso utilizzo di strategie basate sulle opzioni.
Più contenuto il ribasso dell’oro, tornato sotto la soglia dei 5.000 dollari l’oncia, con una flessione di circa mezzo punto percentuale.
Alphabet batte le stime, ma il titolo frena
Sul fronte societario, la stagione delle trimestrali offre segnali contrastanti. Alphabet ha chiuso il quarto trimestre con risultati superiori alle attese: utili per azione a 2,82 dollari contro i 2,63 stimati e ricavi in crescita del 18% a 113,83 miliardi di dollari. A trainare i conti sono stati ancora una volta la pubblicità digitale e il cloud, sostenuti dall’aumento degli investimenti in intelligenza artificiale.
L’utile netto è salito del 30% su base annua a 34,5 miliardi di dollari. Nel complesso, il gruppo ha archiviato il 2025 con ricavi record per 403 miliardi di dollari e utili per circa 132 miliardi. Nonostante i numeri solidi e l’annuncio di nuovi investimenti sull’IA, il titolo ha ceduto lo 0,5% nelle contrattazioni after-hours, segnale di un mercato sempre più esigente.
Dollaro in ripresa, petrolio in calo e Bitcoin sotto pressione
Sul mercato valutario il dollaro recupera terreno, con l’euro che scende sotto quota 1,18 e viene scambiato a 1,1798 dollari. In flessione anche il petrolio: il Wti con consegna a marzo arretra dell’1,9% a 63,91 dollari al barile, dopo la conferma dei colloqui tra Stati Uniti e Iran previsti per domani, nonostante le recenti tensioni geopolitiche.
Continua infine la fase debole delle criptovalute. Il Bitcoin perde un altro 3% e scende a 71.106 dollari, confermando un clima di avversione al rischio che attraversa trasversalmente tutti i mercati.
