Da manifestazione a guerriglia urbana. È il bilancio più amaro lasciato dagli scontri esplosi a Torino durante il corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, una giornata che ha trasformato il dissenso in un campo di battaglia nel cuore della città e riacceso il confronto nazionale su sicurezza, diritto di manifestare e gestione dell’ordine pubblico.
Per ore, tra l’area del Campus Einaudi e le vie limitrofe, la tensione è salita fino a esplodere in una sequenza di violenze: lanci di pietre, razzi, bombe carta, oggetti contundenti e incendi hanno costretto le forze dell’ordine a intervenire con cariche di alleggerimento e lacrimogeni. Una spirale che, secondo le ricostruzioni, si è interrotta solo a fasi alterne, con arretramenti temporanei dei manifestanti seguiti da nuove offensive.
Arresti, fermi e indagini
Il bilancio giudiziario è in evoluzione. Almeno due persone sono state arrestate e trasferite in carcere, tra cui un giovane residente nel capoluogo piemontese. Diverse altre persone, in prevalenza giovani donne, sono state denunciate a piede libero. In totale, i fermati condotti in questura per accertamenti nella serata di sabato 31 gennaio sarebbero una decina. Le indagini, coordinate dalla magistratura, proseguono anche attraverso l’analisi delle immagini e dei video diffusi sui social.
Il conto dei feriti
A fotografare l’impatto degli scontri è il dato fornito da Azienda Zero e dalla Centrale Operativa del 118 di Torino: 103 persone ferite complessivamente. Ventinove sono appartenenti alle forze dell’ordine, trasferiti in diversi ospedali cittadini. Uno di loro è ancora sotto osservazione al CTO, mentre altri due – tra cui l’agente del Reparto mobile di Padova aggredito durante il corteo – sono ricoverati all’ospedale Molinette.
Il pestaggio e la testimonianza
Proprio l’aggressione al poliziotto 29enne è diventata l’episodio simbolo della giornata. Il video del pestaggio, circolato rapidamente online, mostra l’agente accerchiato e colpito a terra da un gruppo di manifestanti incappucciati, anche con un martello.
“Mi sono ritrovato da solo tra gli incappucciati, non so quanti fossero, ma erano tanti. Sono finito per terra, ho perso il casco mentre mi prendevano a calci. Ho provato a proteggermi la testa, poi ho sentito un dolore terribile alla coscia”, ha raccontato. Nonostante le ferite, il poliziotto ha voluto rassicurare: “Sto bene e vi ringrazio per la vicinanza. Ho fatto solo il mio dovere”.
La visita della premier
All’indomani degli scontri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata a Torino per incontrare agenti e militari coinvolti negli eventi di sabato. La premier ha fatto visita anche all’ospedale Molinette, dove sono ricoverati il giovane aggredito e un altro appartenente alle forze dell’ordine. Con lei anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. Un gesto che Palazzo Chigi ha voluto caricare di un forte valore simbolico, a sostegno di chi ha operato sul fronte dell’ordine pubblico.
Salvini: “Scelte nette contro i violenti”
Sul piano politico, la reazione del governo è stata immediata. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha chiesto “nessuna tolleranza con i violenti” e l’accelerazione sul nuovo pacchetto sicurezza: “I gravissimi scontri di Torino impongono alcune scelte: più tutele alle forze dell’ordine e l’obbligo di una cauzione per chi scende in piazza. Manifestare è legittimo, sfasciare le città e picchiare poliziotti no”.
Piantedosi e il colloquio con Mattarella
Ancora più dura la posizione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha definito il pestaggio dell’agente “vigliacco e infame” e ha parlato di “squadristi rossi”. “Le immagini confermano l’urgenza di ricorrere a nuovi e più forti strumenti per sconfiggere i violenti e i delinquenti che si nascondono dietro i movimenti e il diritto di manifestare”, ha dichiarato, annunciando un lavoro su nuove norme già dalla settimana successiva.
Secondo quanto comunicato dal Quirinale, Piantedosi ha avuto anche un colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che gli ha chiesto di trasmettere la sua solidarietà all’agente aggredito e a tutti gli operatori feriti.
“Un attacco allo Stato”
Parole nette sono arrivate anche dal comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo: “Un attacco a chi opera per la tutela dell’ordine pubblico e per la sicurezza dei cittadini è un attacco allo Stato”. Solidarietà piena, da parte di tutta l’Arma, all’agente della Polizia di Stato “ignobilmente aggredito durante i disordini di Torino”.
Le reazioni delle opposizioni
Ferma condanna anche dal Partito democratico. La segretaria Elly Schlein ha definito quelle di Torino “immagini inqualificabili di una violenza inaccettabile”, esprimendo solidarietà agli agenti delle forze dell’ordine, ai giornalisti colpiti e alla città “aggredita da frange violente organizzate e a volto coperto”, auspicando che i responsabili vengano individuati rapidamente.
Più articolata la posizione del Movimento 5 Stelle. La deputata Chiara Appendino ha condannato senza ambiguità le violenze, parlando di fatti che “fanno schifo, punto e basta”, e ha espresso solidarietà agli agenti feriti. Allo stesso tempo ha criticato la destra per quelle che ha definito “strumentalizzazioni ipocrite” e per i doppi standard sul tema delle occupazioni e dei gruppi estremisti.
Ancora più estesa la nota della capogruppo regionale M5S Piemonte Sarah Disabato e del consigliere regionale Alberto Unia: “Il dissenso è un diritto, la violenza lo cancella”. Secondo gli esponenti pentastellati, bombe carta, incendi e devastazioni hanno trasformato un corteo inizialmente pacifico in “un episodio di vera e propria guerriglia urbana”, mettendo a rischio cittadini, lavoratori e residenti. “Chi ha scelto lo scontro ha tradito le stesse istanze che diceva di voler rappresentare. La violenza non è mai una scorciatoia per il cambiamento”.
Una ferita aperta
Resta una città sotto shock e un dibattito destinato a durare. Le immagini degli scontri hanno oscurato ogni contenuto politico della protesta, lasciando spazio a una riflessione più ampia sul confine tra dissenso e violenza. Torino, ancora una volta, diventa il luogo simbolo di una frattura che attraversa il Paese: quella tra il diritto costituzionale a manifestare e la necessità di garantire sicurezza, legalità e convivenza civile.
