17 Febbraio 2026, martedì
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Rafah riapre sotto stretta sorveglianza: Israele consente il transito solo ai residenti di Gaza

Avviata una fase pilota in coordinamento con Unione europea ed Egitto. Controlli rafforzati e attraversamenti limitati per testare le procedure

Il valico di Rafah, unico punto di passaggio tra la Striscia di Gaza e l’Egitto non controllato direttamente da Israele, torna ad aprirsi, ma con forti limitazioni e sotto una complessa architettura di controllo internazionale. Il governo israeliano ha annunciato la riapertura del confine esclusivamente per i residenti palestinesi di Gaza, segnando un primo, cauto passo nell’attuazione degli accordi legati al cessate il fuoco.

A renderlo noto è stato il Cogat, l’organismo del ministero della Difesa israeliano che coordina gli affari civili nei Territori palestinesi. “In conformità con l’accordo di cessate il fuoco e una direttiva del livello politico, il valico di Rafah è stato aperto oggi per un passaggio limitato ai soli residenti”, ha comunicato l’ente. Una riapertura che non ha carattere pienamente operativo, ma che rientra in una fase sperimentale attentamente monitorata.

La fase pilota e il ruolo dell’Unione europea

“La giornata di oggi segna l’avvio di una fase pilota iniziale”, ha spiegato il Cogat, precisando che l’operazione è condotta “in coordinamento con la Missione di assistenza alle frontiere dell’Unione europea (Eubam), l’Egitto e tutte le parti interessate”. La presenza della missione europea, già attiva in passato sul valico, rappresenta un elemento chiave per garantire un controllo condiviso e multilaterale di un punto strategico tanto sul piano umanitario quanto su quello della sicurezza.

La riapertura avviene infatti sotto la supervisione congiunta di rappresentanti egiziani, funzionari dell’Unione europea e del Coordinatore delle attività governative nei Territori (Cogat) delle Forze di difesa israeliane. Un assetto pensato per assicurare il rispetto degli accordi e prevenire utilizzi impropri del passaggio.

Attraversamenti limitati e controlli rigorosi

Nonostante gli elenchi dei civili autorizzati al transito siano già stati approvati dalle autorità israeliane, nella giornata odierna sono previsti solo pochi attraversamenti. Una scelta deliberata, spiegano fonti ufficiali, per consentire agli operatori di testare le procedure sul campo e verificare il corretto funzionamento dei sistemi di identificazione e controllo.

L’obiettivo dichiarato è garantire che ogni fase — dalla verifica dell’identità al coordinamento logistico tra le diverse autorità coinvolte — avvenga senza criticità, prima di un’eventuale estensione delle operazioni. In questa fase iniziale, dunque, il passaggio resta simbolico ma altamente significativo, sia sul piano politico sia su quello operativo.

Un segnale fragile ma rilevante

La riapertura di Rafah, seppur parziale e condizionata, rappresenta un segnale rilevante in un contesto ancora estremamente fragile. Per la popolazione di Gaza, il valico costituisce una via di uscita cruciale, soprattutto per motivi umanitari, sanitari e familiari. Allo stesso tempo, per Israele e per gli attori internazionali coinvolti, resta centrale l’esigenza di mantenere elevati livelli di sicurezza.

Il futuro del valico dipenderà ora dall’esito di questa fase pilota e dall’evoluzione del quadro politico e militare sul terreno. Per il momento, Rafah riapre, ma lo fa a piccoli passi, sotto lo sguardo vigile della comunità internazionale.

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