8 Luglio 2026, mercoledì
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Meloni: «Criticano l’Ice ma poi chiedono agli Usa di difenderci: ecco il paradosso italiano»

La premier in un colloquio con Il Foglio affronta i nodi del rapporto con Washington, della sicurezza europea e delle scelte economiche dell’Unione

Un paradosso che, secondo Giorgia Meloni, racconta più di molte analisi lo stato del dibattito politico italiano ed europeo. È uno dei passaggi centrali della lunga intervista concessa dalla presidente del Consiglio a Il Foglio, nella quale la premier tocca i principali dossier di politica internazionale e comunitaria: dal rapporto con gli Stati Uniti alla sicurezza, dall’Ucraina al commercio globale, fino all’accordo con il Mercosur.

Al centro della riflessione di Meloni c’è la polemica sulla presenza in Italia di esponenti dell’Ice, l’agenzia federale statunitense per il controllo dell’immigrazione e delle dogane, in occasione delle Olimpiadi. Una presenza che, sottolinea la premier, rientra nella normalità dei grandi eventi internazionali e nella cooperazione tra Paesi alleati. «Non trova che sia un paradosso – osserva – che proprio quelli che polemizzano continuamente sui rapporti con gli Stati Uniti, che si stracciano le vesti per la presenza di forze di sicurezza americane durante le Olimpiadi, poi chiedano agli Usa di continuare a occuparsi della nostra difesa?». Per Meloni questa contraddizione è sintomatica di un problema più profondo: «Credo che questa confusione sia uno dei nostri principali problemi».

Il tema della sicurezza si intreccia inevitabilmente con quello delle spese per la difesa, su cui la premier rivendica una posizione netta. «Per lungo tempo l’Europa ha rinunciato a occuparsi della propria sicurezza – afferma – arrivando quasi a convincersi che non esistessero minacce esterne». Una visione che, a suo giudizio, sopravvive ancora oggi in ampi settori della sinistra italiana ed europea, convinti che investire in difesa sia superfluo. «Purtroppo la realtà è molto diversa – avverte Meloni – viviamo in un’epoca in cui instabilità e incertezza sono diventate la normalità. Ignorarlo sarebbe esiziale per i nostri popoli e per le nostre democrazie».

Ampio spazio nell’intervista è dedicato anche ai temi economici e commerciali, a partire dall’accordo tra Unione europea e Mercosur. In un contesto globale segnato dal ritorno del protezionismo, la presidente del Consiglio ribadisce la necessità di rispondere con un’apertura intelligente dei mercati, a tutela del sistema produttivo italiano. L’Italia, ricorda, è storicamente favorevole al libero scambio, ma a una condizione imprescindibile: «Il commercio può essere libero solo se è anche equo».

Meloni punta il dito contro una globalizzazione priva di regole, che negli anni ha messo in competizione sistemi economici profondamente diversi, senza garantire condizioni di parità. «Abbiamo pagato conseguenze pesanti – spiega – con sperequazioni strutturali che hanno reso le nostre economie più deboli e vulnerabili, creando nuove dipendenze strategiche». Da qui la necessità di cambiare rotta e di ridefinire le priorità della strategia commerciale europea.

Secondo la premier, Bruxelles dovrebbe puntare con decisione su nearshoring e friendshoring, favorendo la rilocalizzazione delle produzioni in Paesi vicini o alleati, semplificando al contempo una burocrazia definita «assurda» e introducendo garanzie concrete per imprese e produttori europei. È in questo quadro che si colloca l’accordo con il Mercosur, sul quale Meloni rivendica un ruolo centrale dell’Italia: «Abbiamo contribuito in modo determinante a definire un’intesa equilibrata e vantaggiosa per tutti».

Un’intervista che delinea una linea politica coerente, nelle parole della premier: meno ambiguità nei rapporti internazionali, più realismo sulla sicurezza e una nuova visione del commercio globale, capace di coniugare apertura, equità e tutela degli interessi nazionali ed europei.

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