29 Giugno 2026, lunedì
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Niscemi sotto assedio: la collina cede, decine di case sull’orlo del baratro

Dopo il sopralluogo aereo del capo della Protezione civile e del presidente della Regione, emergono i dettagli drammatici della frana a Niscemi: decine di case inagibili e oltre 1.500 sfollati.

La collina di Niscemi sembra lentamente cedere sotto il proprio peso, minacciando le abitazioni che la costeggiano e rendendo inevitabile l’evacuazione di centinaia di famiglie. Dopo un sopralluogo aereo nelle zone colpite, il capo della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano, insieme al presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha tracciato un quadro drammatico: “L’intera collina sta crollando sulla piana di Gela”.

La frana, ancora attiva, ha reso inagibili decine di immobili. È stata istituita una zona rossa che si estende per 150 metri dalla “nicchia di distacco”, la porzione di terreno non ancora ceduta. Ciciliano non ha lasciato spazio a interpretazioni: “Anche le case che sembrano integre, sull’orlo della frana, non potranno più essere abitate. Sarà necessario predisporre un piano di delocalizzazione definitiva per chi viveva qui”.

Secondo gli esperti, la frana è destinata ad avanzare ulteriormente. Riccardo Ferraro, geologo e consigliere della Società Italiana di Geologia Ambientale (Sigea), spiega: “Il problema tecnico è l’angolo di resistenza del terreno sabbioso, che a Niscemi è di circa 35 gradi. Attualmente la parete terrosa, sotto le case in bilico, presenta un angolo di 85 gradi: è fisiologico che la frana continui a scivolare fino a trovare un nuovo equilibrio”.

Nel frattempo, cresce il numero degli sfollati. Oltre 1.500 persone hanno dovuto lasciare le loro case, molte delle quali costruite e curate nel corso di decenni. I racconti degli abitanti sono carichi di amarezza e preoccupazione. “Vivo qui da più di cinquant’anni e sono invalido al 100% – racconta un residente – la mia casa è a rischio e fortunatamente ho familiari che mi ospitano, ma non può durare per sempre. Tutti i sacrifici di una vita rischiano di andare persi”. Un’altra famiglia sfollata aggiunge: “Abbiamo sempre lavorato nelle campagne e costruito la nostra casa con anni di fatica. Dopo la frana del 1997, forse si sarebbe potuto fare di più in termini di prevenzione. Oggi ci troviamo ancora una volta senza risposte”.

A preoccupare è anche il settore agricolo. Coldiretti parla di una situazione “drammatica”: le frane costringono gli agricoltori a percorsi più lunghi fino alle proprie aziende, con conseguente aumento dei costi e difficoltà nella gestione dei raccolti. L’associazione ha proposto al sindaco supporto con mezzi agricoli per liberare le strade e messo a disposizione la propria sede per qualsiasi necessità.

Il rischio di frane a Niscemi non è nuovo: il 12 ottobre 1997, la stessa area aveva già ceduto, costringendo all’evacuazione circa 400 persone. Come allora, anche oggi le piogge hanno preceduto il distacco del terreno. Le cronache storiche raccontano che simili episodi si verificavano già nel 1790 nei quartieri Sante Croci e Canalicchio, quando la terra si aprì improvvisamente e l’acqua dei bevai smise di scorrere.

Niscemi si trova così di fronte a una doppia sfida: la gestione immediata dell’emergenza e la pianificazione di interventi strutturali per evitare che il passato torni a ripetersi.

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