Chiara Petrolini era pienamente capace di intendere e volere quando avrebbe ucciso e seppellito i suoi due figli neonati, a distanza di circa un anno l’uno dall’altro. È quanto emerge dalla perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’assise di Parma nel processo che vede la 22enne imputata di un duplice infanticidio che ha scosso l’opinione pubblica.
Secondo le ricostruzioni investigative, il primo bambino sarebbe nato il 12 maggio 2023, il secondo il 7 agosto 2024. Entrambi sarebbero stati uccisi subito dopo il parto e sepolti in luoghi non ancora completamente chiariti dalle indagini, in un contesto che lascia emergere il dramma di una giovane madre sola e isolata.
Una mente lucida ma fragile
Le perite Marina Carla Verga e Laura Ghiringhelli, esperte in psichiatria forense, hanno escluso la presenza di disturbi mentali che potessero compromettere la capacità di autodeterminazione dell’imputata. La ragazza, quindi, risulta pienamente imputabile e in grado di stare in giudizio.
Tuttavia, la relazione clinica disegna un profilo di grande fragilità emotiva: Chiara Petrolini viene descritta come “immaturo e fragile”, con difficoltà di gestione emotiva e relazionale. Le esperte sottolineano come la giovane necessiti di un percorso di sostegno e cura, simile a quello riservato ai minori, pur essendo maggiorenne, per aiutarla a elaborare traumi, fragilità e possibili fattori di stress che avrebbero influenzato il suo comportamento.
Contesto e impatto
Il duplice infanticidio ha riacceso il dibattito sui servizi di supporto alla maternità e sulla prevenzione dei casi di violenza filiale. La vicenda mette in luce il delicato equilibrio tra responsabilità penale e tutela delle persone fragili, sollevando interrogativi sulla rete di sostegno sociale e sanitario a disposizione delle giovani madri.
In aula, la perizia sarà un elemento centrale: se da un lato conferma la piena responsabilità penale dell’imputata, dall’altro offre spunti per comprendere le dinamiche emotive che hanno preceduto il dramma. La Corte dovrà ora valutare le aggravanti e le attenuanti, tenendo conto del quadro psicologico delineato dagli esperti.
Verso il processo
La prossima fase del processo si preannuncia cruciale. L’accertamento della piena capacità di intendere e volere rafforza l’impianto accusatorio, ma il profilo di vulnerabilità psichica potrà influenzare le valutazioni sulla misura della pena e sulle modalità di trattamento. Una vicenda complessa, che unisce elementi criminali e psicologici e che continua a scuotere l’opinione pubblica per la sua drammaticità e le implicazioni sociali.
