Venticinque anni non sono soltanto una ricorrenza simbolica, ma una vera e propria traversata nella storia contemporanea dell’Unione Europea. “Il Comunicare l’Europa” celebra nel 2026 il suo primo quarto di secolo, confermandosi come uno dei premi e dei luoghi di confronto più longevi e significativi del panorama culturale europeo.
A sottolinearne il valore è il professor Luca Filipponi, che ripercorre il cammino di un’iniziativa capace di accompagnare, con cerimonie, dibattiti e riflessioni sull’attualità politica e giornalistica, i primi 25 anni del XXI secolo. Un percorso coerente e riconoscibile, costruito su una visione fortemente internazionale ed europeista, fondata su innovazione e comunicazione, ma soprattutto su una chiave di lettura imprescindibile: la cultura e l’arte come strumenti di interpretazione della realtà.
L’appuntamento è fissato per il 5 febbraio 2026, alle 15.30, nella cornice dell’Hotel Flora Marriott di via Veneto, a Roma. Ancora una volta, l’Europa andrà in scena con tutta la sua forza propulsiva e le sue inevitabili contraddizioni, offrendo uno spazio di riflessione critica su identità, valori e prospettive future.
Nel suo intervento, Filipponi richiama esplicitamente il pensiero di Giuseppe Prezzolini, grande giornalista, scrittore e intellettuale del Novecento, definito non a caso “conservatore rivoluzionario” o “conservatore eretico”. Prezzolini aveva individuato nella cultura e nel ruolo degli intellettuali uno degli assi portanti della società moderna, una visione che – sottolinea Filipponi – risulta oggi ancora più attuale nel XXI secolo.
Secondo Prezzolini, la società contemporanea si regge su due pilastri fondamentali: da un lato la formazione e l’istruzione, rivolte ai giovani ma anche agli adulti, per costruire una società futura più consapevole; dall’altro l’informazione, affidata ai media e ai giornalisti, chiamati a raccontare con rigore l’attualità e la cronaca. Tra questi due poli si colloca un universo decisivo: quello di scrittori, intellettuali, operatori culturali pubblici e privati, il cui contributo è essenziale non solo in termini qualitativi, ma anche quantitativi, per l’arricchimento del patrimonio intellettuale collettivo.
Una spinta che, ieri come oggi, può assumere tratti anche reazionari o dissacranti, capaci di contestare modelli e riforme, ma sempre – come ricordava Prezzolini – con i piedi ben piantati nella legalità, soprattutto per chi svolge una funzione pubblica, come docenti e giornalisti, il cui ruolo è riconosciuto e tutelato dalla legge.
In questo quadro, il tema dell’Europa si conferma di straordinaria attualità. Le questioni che solleva attraversano il diritto pubblico e costituzionale, il diritto tributario, quello internazionale, e toccano nodi cruciali della convivenza democratica e istituzionale. È proprio su questo terreno complesso e affascinante che “Il Comunicare l’Europa” continua a muoversi da 25 anni, proponendosi non come semplice celebrazione, ma come laboratorio permanente di idee, confronto e pensiero critico sul presente e sul futuro dell’Unione Europea.
