Nel finale del 2025 l’economia italiana ha continuato a muoversi in territorio positivo, seppure senza scatti. A certificarlo è la Banca d’Italia, che nel nuovo bollettino economico conferma una crescita moderata dell’attività nel quarto trimestre, trainata soprattutto dai servizi – in particolare quelli rivolti alle imprese – e da un parziale recupero del comparto industriale.
Le stime restano invariate rispetto a dicembre: il Prodotto interno lordo è atteso crescere dello 0,6% nel 2026, con un rafforzamento previsto nel biennio successivo 2027-2028. Un sentiero di sviluppo che appare però costellato di incognite. Bankitalia mette in guardia, in particolare, sulle prospettive della manifattura, che restano fragili anche a causa dell’intensificarsi della concorrenza cinese in diversi settori strategici.
Sul fronte interno, il clima di prudenza pesa soprattutto sui comportamenti delle famiglie. Il progressivo indebolimento del mercato del lavoro, unito alle aspettative caute sull’andamento futuro dell’economia, sta infatti frenando i consumi. In parallelo, torna a crescere la propensione al risparmio, segnale di una fiducia ancora incompleta nella solidità della ripresa.
Più incoraggianti, almeno in parte, le indicazioni che arrivano dal capitolo salari. Nel 2025 i rinnovi dei contratti collettivi hanno sostenuto la dinamica retributiva nel settore privato: le retribuzioni sono aumentate del 3,2%, superando l’inflazione di 1,5 punti percentuali. Un passo avanti rilevante, ma non ancora sufficiente a colmare le perdite accumulate negli anni precedenti.
Nonostante il recupero avviato nel 2023, infatti, a novembre scorso le retribuzioni contrattuali in termini reali risultavano ancora inferiori del 7,7% rispetto ai livelli di gennaio 2021. Un divario che continua a presentare marcate differenze tra i vari comparti produttivi, confermando come la ripresa dei redditi resti disomogenea.
In sintesi, il quadro delineato da Bankitalia racconta un’economia che cresce, ma senza slancio: sostenuta dai servizi e da salari in lenta risalita, ma frenata da incertezze globali, da un’industria sotto pressione e da famiglie che, più che spendere, scelgono di mettere da parte.
