La distanza tra potere economico e responsabilità pubblica torna al centro del dibattito politico. E lo fa attraverso due vicende che, pur diverse, vengono lette dal Movimento 5 Stelle come facce della stessa crisi: quella del rapporto tra interessi forti, informazione e Stato di diritto. Da un lato, il caso GEDI e la protesta dei giornalisti; dall’altro, l’attacco politico a Federico Cafiero De Raho, ex procuratore nazionale antimafia. Su entrambi i fronti, il M5S sceglie una linea di scontro frontale.
A innescare la polemica è stata la partecipazione di John Elkann alla mostra per i 50 anni della Repubblica al Mattatoio di Roma. Secondo quanto denunciato dai pentastellati, l’imprenditore avrebbe fatto ingresso da un accesso secondario, evitando deliberatamente l’incontro con i giornalisti del gruppo GEDI, impegnati in una protesta contro la cessione del gruppo editoriale, giudicata pericolosa per l’occupazione e per l’indipendenza dell’informazione.
Un episodio che Chiara Appendino e Antonio Caso, deputati M5S, definiscono senza mezzi termini “penoso”. Non una semplice scelta organizzativa, ma un gesto dal forte valore simbolico e politico. “Evitare lavoratrici e lavoratori del proprio giornale mentre difendono dignità, futuro e libertà dell’informazione è un atto meschino e rivelatore”, accusano in una nota congiunta.
Per il Movimento, la scena del Mattatoio racconta molto più di una giornata romana: racconta una concezione del potere che si sottrae al confronto, che si protegge dietro ingressi riservati mentre fuori si consuma una battaglia cruciale per il pluralismo informativo del Paese. “Nemmeno un briciolo di vergogna nel farsi vedere dagli ospiti celebri, protetto e defilato, mentre fuori si difendono posti di lavoro e diritti fondamentali”, insistono Appendino e Caso.
Da qui la scelta di portare la questione nelle sedi istituzionali. Il M5S ha chiesto che i lavoratori GEDI siano auditi in Commissione Cultura, dove è già in corso un’indagine parlamentare sul caso. Ma l’obiettivo politico è più ampio e chiaramente dichiarato: ottenere la presenza di John Elkann in Parlamento. “Abbiamo chiesto, e pretendiamo, anche la sua audizione”, affermano i deputati.
Il riferimento è anche a precedenti recenti. I pentastellati ricordano il tentativo, attribuito a Elkann, di sottrarsi al confronto parlamentare in Commissione Attività Produttive sul dossier Stellantis. Una dinamica che, secondo il Movimento, si ripete: quando le decisioni hanno conseguenze sociali rilevanti, il vertice industriale si rende irreperibile. “Verrà finalmente a spiegare le ragioni e le prospettive di uno dei principali gruppi editoriali italiani?”, incalzano.
L’affondo finale è carico di sarcasmo istituzionale: in Parlamento, sottolineano, Elkann potrà scegliere liberamente l’ingresso. Ma non potrà nascondersi. Per il M5S, il tema non è solo GEDI, ma il principio secondo cui chi controlla leve decisive dell’economia e dell’informazione deve rispondere pubblicamente delle proprie scelte.
Nella stessa giornata, il Movimento 5 Stelle ha scelto di intervenire con forza anche su un altro terreno altamente sensibile: quello dell’antimafia e della giustizia. Ancora Chiara Appendino, questa volta in un post dai toni duri e fortemente identitari, ha preso le difese di Federico Cafiero De Raho, ex procuratore nazionale antimafia, finito nel mirino di attacchi politici.
“I Casalesi hanno provato a uccidermi, oggi la politica prova ad abbattermi”. Con questa frase, Appendino richiama la lunga stagione di minacce e di vita sotto scorta vissuta da De Raho. “Federico, ti siamo vicini, oggi più che mai”, scrive la deputata, trasformando la solidarietà personale in una denuncia politica.
Secondo Appendino, ciò che sta accadendo rappresenta una grave distorsione del dibattito pubblico. “Fa male umanamente e politicamente vedere trattato come un nemico pubblico un uomo che ha dedicato la sua vita a servire lo Stato”, afferma, accusando apertamente gli attuali detrattori dell’ex procuratore di non avere alcuna legittimazione morale.
L’attacco si allarga rapidamente a un giudizio complessivo sulle politiche della maggioranza in materia di giustizia. Appendino elenca, punto per punto, le scelte che il M5S considera responsabili di un arretramento dello Stato di diritto: dalla cancellazione della legge Spazzacorrotti all’indebolimento delle intercettazioni, fino ai progetti di riforma che, a suo dire, minano l’autonomia della magistratura attraverso la separazione delle carriere.
“E questa gente avrebbe la statura morale per giudicare un Procuratore nazionale antimafia?”, domanda la deputata. Una domanda retorica che diventa accusa politica. “Giù le mani da Federico Cafiero De Raho”, conclude. “La sua storia non si cancella con il fango. La sua credibilità non viene scalfita da chi sta smantellando, pezzo dopo pezzo, le garanzie democratiche”.
Nel doppio affondo su GEDI e sull’antimafia, il Movimento 5 Stelle rilancia così la propria narrazione di opposizione: difesa del lavoro, dell’informazione libera e dell’indipendenza della magistratura come pilastri di una democrazia sotto pressione. Una linea che punta a saldare battaglie sociali e istituzionali, chiamando direttamente in causa i grandi centri di potere economico e politico del Paese.
