Le proteste scuotono l’Iran da oltre due settimane e, mentre la repressione si fa sempre più dura, sullo sfondo prende forma un pericoloso intreccio di pressioni militari, operazioni cibernetiche e manovre diplomatiche. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivelato che Teheran avrebbe chiesto di avviare negoziati, dopo le sue recenti minacce di un’azione militare. «La leadership iraniana ha chiamato», ha dichiarato ai giornalisti a bordo dell’Air Force One. «Si sta organizzando un incontro: vogliono negoziare». Ma l’apertura non cancella l’avvertimento: Washington potrebbe «dover agire prima di un incontro».
Secondo quanto riportato dal Telegraph, l’amministrazione americana starebbe preparando possibili attacchi informatici contro l’Iran, come risposta alla repressione violenta delle manifestazioni antigovernative. Fonti statunitensi parlano di operazioni cibernetiche mirate a colpire la leadership di Teheran, ritenuta responsabile dell’uso della forza contro i manifestanti.
La linea di Teheran: «Non cerchiamo la guerra, ma siamo pronti»
Dal fronte iraniano, il messaggio ufficiale alterna fermezza e apertura. Intervenendo alla conferenza degli ambasciatori stranieri a Teheran, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha assicurato che l’Iran «non cerca la guerra, ma è pronto ad affrontarla», ribadendo però la disponibilità a «negoziati equi e basati sul rispetto reciproco».
Secondo Araghchi, le proteste scoppiate nel Paese sarebbero state «deliberatamente rese violente e sanguinose per fornire una scusa» a un intervento americano. «La situazione è ora sotto controllo totale», ha affermato. Il ministro ha anche annunciato il prossimo ripristino di Internet, interrotto da circa 86 ore, seppur «in coordinamento con le autorità di sicurezza». La connettività, ha aggiunto, tornerà progressivamente anche per ambasciate e ministeri, senza però indicare tempi certi.
In dichiarazioni rilanciate da Al-Jazeera, Araghchi ha inoltre sostenuto che Teheran sarebbe in possesso di filmati che dimostrerebbero la distribuzione di armi ai manifestanti e ha annunciato la pubblicazione imminente delle confessioni dei detenuti. Le proteste, secondo il governo, sarebbero state «alimentate e fomentate» da elementi stranieri: le forze di sicurezza, ha concluso, «daranno la caccia» ai responsabili.
Un bilancio drammatico
Le manifestazioni, iniziate a Teheran per il caro vita e rapidamente estese a tutto il Paese, si sono trasformate in una contestazione aperta contro l’establishment religioso. Il bilancio umano resta incerto e controverso. L’ong americana Hrana parla di circa 545 vittime accertate e altre 580 da verificare, oltre a quasi 10.700 arresti. Secondo Iran International, emittente dell’opposizione con sede a Londra, i morti sarebbero invece almeno 2.000. Video diffusi online mostrano decine di corpi ammassati nelle strade; la maggior parte delle vittime sarebbe stata colpita dai proiettili delle forze di sicurezza.
Washington: «Pronti ad aiutare il movimento»
Trump ha ribadito che gli Stati Uniti sono «pronti ad aiutare» il movimento di protesta e che l’esercito sta «valutando alcune opzioni molto concrete» nei confronti dell’Iran. «Faremo una scelta, stiamo esaminando la situazione molto seriamente», ha detto. Teheran ha risposto avvertendo che qualsiasi attacco riceverebbe una risposta immediata, con colpi contro Israele e le basi Usa nella regione.
Il blackout e la mobilitazione internazionale
Nel Paese resta in vigore un blackout di Internet che limita drasticamente le comunicazioni e la diffusione di informazioni. Dal suo esilio, il figlio dell’ex scià, Reza Pahlavi, ha lanciato un nuovo appello ai manifestanti: «Non abbandonate le strade». In numerose città europee continuano intanto i cortei di solidarietà con la popolazione iraniana.
Los Angeles, camion contro la folla
La tensione si è riverberata anche all’estero. A Los Angeles, un camion di un’azienda di noleggio ha investito una folla durante una manifestazione a sostegno dei manifestanti anti-regime iraniani nel quartiere di Westwood. Secondo Fox News, l’incidente è avvenuto intorno alle 15:30 di domenica: una persona è rimasta ferita in modo non grave. L’autista, un uomo adulto, è stato arrestato ed è ora sotto indagine.
La posizione di Pechino
Sul piano internazionale, la Cina ha espresso la sua netta «contrarietà alle interferenze straniere» in Iran, invitando al contempo a un ritorno alla «pace». La portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, commentando le dichiarazioni di Trump sulle «opzioni molto concrete» allo studio del Pentagono, ha esortato «tutte le parti coinvolte» a compiere sforzi reali per favorire la stabilità in Medio Oriente.
In un clima segnato da proteste di massa, minacce militari e canali diplomatici ancora informali, la crisi iraniana resta sospesa su un fragile equilibrio, dove ogni mossa rischia di trasformare la pressione in un conflitto aperto.
