14 Febbraio 2026, sabato
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Golden Globe, lo spartiacque della stagione: trionfano Una battaglia dietro l’altra e Hamnet

Il film di P.T. Anderson domina tra commedie e musical, mentre il racconto intimo sulla moglie di Shakespeare conquista il premio più ambito del dramma. Premi a Chalamet, Buckley e allo storico Wagner Moura. Tra ironia, politica e prime scosse verso gli Oscar 2026

La corsa agli Oscar 2026 è ufficialmente partita e, come spesso accade, a dettare il ritmo sono stati i Golden Globe. La serata di Beverly Hills, trasmessa in diretta sulla Cbs, ha disegnato un quadro netto: a spartirsi la gloria sono stati Una battaglia dietro l’altra di P.T. Anderson e Hamnet, due film molto diversi per tono e ambizioni, ma entrambi capaci di intercettare il gusto di una giuria sempre più internazionale.

Il primo, forte di nove candidature, ha confermato i pronostici conquistando quattro statuette, incluso il Golden Globe per il miglior film commedia o musical. Il secondo, delicato e struggente affresco su Agnes, moglie di William Shakespeare, ha invece prevalso nella categoria regina del miglior film drammatico, imponendosi come uno dei titoli emotivamente più potenti della stagione.

Diretto da Anderson e interpretato da un intenso Leonardo DiCaprio, Una battaglia dietro l’altra racconta il ritorno alla militanza di un rivoluzionario invecchiato, costretto a rimettere in gioco ideali e coraggio per salvare la figlia da un nemico tanto potente quanto corrotto. Oltre al premio per il miglior film, il lungometraggio ha ottenuto riconoscimenti per la regia, la sceneggiatura e per Teyana Taylor, premiata come miglior attrice non protagonista.

Sul fronte opposto, Hamnet ha trovato la sua forza nella misura e nella profondità emotiva, conquistando anche il Golden Globe per Jessie Buckley, al suo primo successo nella rassegna. Un’interpretazione che ha contribuito a rendere il film uno dei candidati più seri nella futura corsa all’Oscar.

Non sono mancate le sorprese. Sinners di Ryan Coogler, dato favorito alla vigilia nella categoria drammatica, si è dovuto accontentare di due premi, tra cui quello per il box office, forte dei 278 milioni di dollari incassati negli Stati Uniti e di una straordinaria tenuta in sala da Pasqua fino a luglio. Il risultato, però, segnala come la composizione sempre più internazionale della giuria dei Globe abbia inciso sugli equilibri finali.

A beneficiarne è stato soprattutto The Secret Agent, che ha vinto come miglior film internazionale, superando titoli molto quotati come Sentimental Value e Un semplice incidente del dissidente iraniano Jafar Panahi. Il suo protagonista, Wagner Moura, ha scritto una pagina di storia diventando il primo attore brasiliano a vincere il Golden Globe come miglior interprete in un film drammatico. Un riconoscimento che lo colloca idealmente sulle orme di Fernanda Torres, premiata lo scorso anno come miglior attrice.

Tra i volti nuovi sul palco dei vincitori anche Timothée Chalamet, finalmente premiato dopo quattro candidature, grazie a Marty Supreme. «Mentirei se non dicessi che quei ricordi rendono questo momento ancora più dolce», ha confessato emozionato. Prima statuetta anche per Rose Byrne, premiata per If I Had Legs I’d Kick You.

La televisione ha avuto un ruolo di primo piano: la serie britannica Adolescence ha conquistato quattro Golden Globe, mentre The Pitt si è aggiudicata il premio come miglior serie drammatica, regalando anche un riconoscimento individuale a Noah Wyle. Jean Smart, invece, ha confermato il suo status vincendo per Hacks.

A tenere insieme spettacolo e satira ci ha pensato, per il secondo anno consecutivo, Nikki Glaser. Nel suo monologo non ha risparmiato nessuno: da Sean Penn, definito «una borsa di pelle sexy», a Leonardo DiCaprio, preso di mira per le sue fidanzate sempre più giovani, fino alle frecciate contro le grandi manovre industriali tra Netflix, Paramount e Warner, e contro il Dipartimento di Giustizia sul caso Epstein, liquidato come «Golden Globe per il miglior montaggio». Nemmeno la Cbs è uscita indenne: «Il nuovo posto dove vedere notizie spazzatura».

Con toni più sobri, la politica ha fatto capolino anche sul tappeto rosso. Jean Smart e Mark Ruffalo hanno indossato una spilletta con la scritta “Be Good”, aderendo a una campagna di mobilitazione in omaggio a Renee Good, la donna uccisa a Minneapolis da un agente dell’Ice.

Ora lo sguardo si sposta sull’Academy: le votazioni per gli Oscar sono già iniziate e le candidature saranno annunciate il 22 gennaio. Dopo i Golden Globe, una cosa appare chiara: la stagione dei premi sarà tutt’altro che scontata, e il duello tra Una battaglia dietro l’altra e Hamnet è solo all’inizio.

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