4 Luglio 2026, sabato
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Invalidità civile, il paradosso dei numeri: al Sud mezzo milione di pensioni in più del Nord

Il Mezzogiorno conta tre quarti della popolazione del Nord, ma registra oltre 500mila pensioni di invalidità civile in più. È uno dei dati più significativi che emergono dall’ultima analisi dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che fotografa l’andamento delle prestazioni tra il 2020 e il 2024, mettendo in luce forti squilibri territoriali.

Nel periodo considerato, la macro-area che ha visto crescere maggiormente il numero delle pensioni di invalidità civile è stata proprio quella meridionale. Tra il 2020 e il 2024 l’aumento è stato dell’8,4%, pari a 124.933 assegni in più. Una dinamica che si è addirittura accentuata negli anni più recenti: tra il 2022 e il 2024 l’incremento nel Mezzogiorno ha raggiunto il 7,2%. Nessun’altra area geografica del Paese, sottolinea la Cgia, ha registrato variazioni di pari entità in entrambi i confronti temporali.

Il dato appare ancora più rilevante se rapportato alla popolazione residente. Nel Mezzogiorno vivono 19,7 milioni di persone, contro i 26,3 milioni del Nord; eppure è il Sud a contare circa mezzo milione di invalidi civili in più rispetto al Settentrione. Un divario che si riflette anche sulla distribuzione della spesa pubblica.

Limitando l’analisi alle sole pensioni di invalidità civile, nel 2024 la spesa complessiva nazionale ha raggiunto i 21 miliardi di euro. Di questi, quasi la metà – il 46,6% del totale – è stata assorbita dalle regioni meridionali. La Campania guida la classifica regionale con 2,73 miliardi di euro erogati, seguita dalla Lombardia (2,67 miliardi) e dal Lazio (2,38 miliardi). A livello nazionale, l’importo mensile medio dell’assegno si attesta sui 501 euro.

Guardando infine all’evoluzione regionale tra il 2020 e il 2024, la Puglia è la realtà che ha registrato l’incremento percentuale più elevato delle pensioni di invalidità civile, con un +14,1%. Seguono Basilicata (+12,2%) e Calabria (+11,9%). All’estremo opposto si collocano Toscana (+2,7%) e Friuli Venezia Giulia (+2,6%), dove la crescita è rimasta decisamente più contenuta.

Numeri che, nel loro insieme, delineano una mappa disomogenea del Paese e rilanciano il dibattito sulle differenze territoriali, sulle condizioni socio-economiche e sull’efficacia dei meccanismi di welfare nelle diverse aree d’Italia.

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