16 Agosto 2026, domenica
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Terme di Acqui, il caso arriva in Regione: M5S al fianco delle lavoratrici contro i licenziamenti

Disabato e Appendino: “Decisione unilaterale e inaccettabile. Il polo termale è un patrimonio economico e sanitario da tutelare. La Giunta intervenga”

Il Movimento 5 Stelle accende i riflettori sulla crisi delle Terme di Acqui e scende in campo a sostegno delle ventiquattro lavoratrici coinvolte dall’annuncio di avvio delle procedure di licenziamento. Una scelta che ha spinto le dipendenti a riunirsi in assemblea insieme alle organizzazioni sindacali e che ha provocato una dura presa di posizione da parte delle istituzioni regionali pentastellate.

«Oggi abbiamo portato la nostra vicinanza alle lavoratrici – dichiarano Sarah Disabato, capogruppo M5S in Consiglio regionale del Piemonte, e Chiara Appendino, deputata del Movimento – dopo una decisione assunta dalla proprietà senza alcun confronto né con le dipendenti né con i sindacati, e nemmeno con gli amministratori pubblici di Acqui e del territorio».

Secondo le esponenti M5S, il metodo adottato è tanto grave quanto miope. Le Terme di Acqui non rappresentano soltanto un’azienda, ma un presidio strategico per l’economia locale e, soprattutto, per la salute e la cura delle persone. «Parliamo di un polo termale di grande valore – sottolineano – che ha una funzione sanitaria e sociale oltre che occupazionale. Agire in modo unilaterale significa ignorare il ruolo che questa realtà svolge per l’intera comunità».

La proprietà avrebbe motivato la scelta anche con l’imminente scadenza delle concessioni, ma per Disabato e Appendino questo elemento non può trasformarsi in un alibi: «La fine delle concessioni non giustifica il fatto che un soggetto privato faccia il bello e il cattivo tempo, senza neppure tentare di individuare soluzioni condivise e sostenibili per tutte le parti coinvolte».

In vista dell’incontro già fissato in Regione per il 14 gennaio, che vedrà al tavolo sindacati e lavoratrici, il Movimento 5 Stelle lancia un appello chiaro: revocare immediatamente i licenziamenti e aprire un confronto serio. Parallelamente, annunciano iniziative istituzionali concrete. «Con il collega Pasquale Coluccio – spiegano – presenteremo un’interrogazione in Consiglio regionale sulla situazione e chiederemo un’informativa all’assessore Riboldi».

L’obiettivo è chiamare la Giunta Cirio alle proprie responsabilità. «È indispensabile – concludono Disabato e Appendino – che la Regione faccia tutto quanto è nelle sue possibilità per garantire un futuro al patrimonio termale di Acqui e alle sue lavoratrici. Non si tratta solo di difendere posti di lavoro, ma di tutelare un bene strategico per il territorio piemontese».

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