L’esercito israeliano è tornato a colpire obiettivi di Hezbollah in Libano, conducendo una serie di raid aerei in “diverse aree” del Paese dei Cedri. Secondo quanto riferito dalle Forze di Difesa Israeliane (Idf), gli attacchi hanno preso di mira depositi di armi, un sito di produzione bellica e infrastrutture militari utilizzate dal movimento sciita filo-iraniano per il rafforzamento delle proprie capacità operative.
L’operazione arriva all’indomani dell’annuncio di Beirut sul piano di disarmo di Hezbollah nel sud del Libano, un’iniziativa giudicata però “insufficiente” da Israele. In una nota ufficiale, l’Idf ha spiegato di aver colpito anche “diversi siti di lancio e lanciarazzi”, ritenuti funzionali a precedenti e potenziali attacchi contro il territorio israeliano. Nel corso dei bombardamenti sarebbe stato inoltre colpito un membro di Hezbollah nel sud del Paese.
Per Tel Aviv, le attività dell’organizzazione sciita rappresentano una “chiara violazione degli accordi tra Israele e Libano”, in particolare del cessate il fuoco in vigore dopo l’ultimo conflitto. Una linea ribadita anche in un successivo comunicato diffuso su Telegram, in cui le Idf hanno rivendicato un attacco mirato nell’area di Zaita, sempre nel sud del Libano, contro un presunto miliziano di Hezbollah, definito una risposta diretta alle “continue violazioni” degli accordi.
Dal lato libanese, l’Agenzia nazionale di informazione (Ani) ha confermato i bombardamenti, segnalando esplosioni sia nel sud del Paese, in zone distanti dal confine con Israele, sia nella valle della Bekaa, roccaforte storica di Hezbollah nell’est del Libano. Al momento, secondo le autorità locali, non risultano vittime.
Il nodo del disarmo di Hezbollah
Sul fondo resta il delicato dossier del disarmo di Hezbollah, al centro di forti pressioni internazionali, in particolare da parte degli Stati Uniti. Il movimento sciita, uscito indebolito dal sanguinoso confronto con Israele nel novembre 2024, è chiamato a ridurre la propria presenza armata nel sud del Libano, in linea con gli accordi di cessate il fuoco.
Giovedì 8 gennaio, l’esercito libanese ha annunciato di aver raggiunto “gli obiettivi della prima fase” del piano governativo, che prevede il disarmo di Hezbollah nell’area compresa tra il confine israeliano e il fiume Litani, circa 30 chilometri più a nord. Un passo che, per Beirut, rappresenta un segnale concreto di impegno, ma che Israele considera solo un avvio parziale.
Nonostante l’intesa preveda il ritiro israeliano dal territorio libanese, lo Stato ebraico continua infatti a mantenere il controllo su cinque punti strategici lungo il confine e a condurre raid regolari oltre la Linea Blu. L’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito gli sforzi di Beirut “un inizio incoraggiante”, precisando però che sono “ben lontani dall’essere sufficienti” a garantire la sicurezza di Israele.
In un contesto regionale già segnato da equilibri fragili, i nuovi bombardamenti rischiano così di alimentare ulteriormente la tensione, mentre la comunità internazionale osserva con attenzione l’evoluzione del confronto tra Tel Aviv, Beirut e il potente attore armato che continua a rappresentare Hezbollah.
