29 Giugno 2026, lunedì
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Calzature italiane, la crisi frena: il terzo trimestre accende una luce sul futuro del Made in Italy

Indagine congiunturale di Confindustria Accessori Moda: rallenta la flessione del fatturato, segnali di tenuta dall’export e primi spiragli dopo un avvio d’anno difficile

Il comparto calzaturiero italiano prova a lasciarsi alle spalle la fase più acuta della crisi e lancia segnali di progressiva stabilizzazione, pur in un contesto macroeconomico globale che resta fragile e segnato da forti incertezze. È quanto emerge dall’indagine congiunturale condotta dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, che fotografa l’andamento dei primi nove mesi del 2025.

Il bilancio resta ancora negativo: nel periodo gennaio-settembre i ricavi del campione di imprese associate registrano una contrazione complessiva del -4,1% rispetto allo stesso arco temporale del 2024. Ma il dato più significativo arriva dal terzo trimestre, che segna un calo tendenziale del fatturato limitato al -0,9%, un deciso miglioramento rispetto alle pesanti flessioni che avevano caratterizzato la prima metà dell’anno. Un’inversione di tendenza che, senza parlare ancora di ripresa, indica almeno un rallentamento della discesa.

Sul piano territoriale spicca il caso della Lombardia, dove l’export in valore di calzature e componentistica mostra nei primi nove mesi del 2025 una crescita del +9,5% su base annua. Le prime cinque destinazioni – che insieme assorbono il 53% delle esportazioni regionali – confermano un quadro articolato: Svizzera in aumento (+5,6%), Francia in progresso (+8,8%) e soprattutto Germania, che registra un balzo del +92,9%. Restano invece in territorio negativo Stati Uniti (-11,2%) e Cina (-22,1%), a conferma di una domanda internazionale ancora disomogenea e selettiva.

Più critico il fronte strutturale del settore. A fine settembre, secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda, il numero di imprese attive lungo la filiera lombarda (calzaturifici e produttori di parti) segna un saldo negativo di 22 aziende rispetto al consuntivo 2024, con una perdita complessiva di 347 addetti tra industria e artigianato. Un ridimensionamento che testimonia come la fase di aggiustamento non sia ancora conclusa.

In miglioramento, invece, il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nei primi nove mesi del 2025 le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate dall’INPS per le imprese lombarde della filiera pelle calano del -46,4% rispetto al 2024, attestandosi a 961mila ore. Un dato in forte riduzione, ma ancora nettamente superiore ai livelli pre-Covid del 2019, segno che la normalizzazione non è ancora completa.

A delineare il quadro complessivo è la presidente di Assocalzaturifici, Giovanna Ceolini: «Sul piano nazionale il contesto resta complesso e non risparmia nemmeno le fasce più alte dell’offerta, ma i dati del terzo trimestre indicano chiaramente una riduzione della caduta e una prima luce in fondo al tunnel recessivo». Ceolini sottolinea come, nonostante l’assenza di segnali distensivi sul fronte geopolitico, la capacità delle imprese italiane di presidiare i mercati europei e di intercettare la domanda nelle aree più dinamiche – dal Medio Oriente ad alcuni sbocchi emergenti – rappresenti la leva decisiva per affrontare il 2026.

Le performance aziendali restano disomogenee, con realtà ancora in sofferenza, ma le stime di chiusura d’anno restituiscono un settore che tiene: il fatturato nazionale è atteso a 12,8 miliardi di euro, con una flessione contenuta del -3,1% sul 2024. Un risultato che, nel contesto attuale, conferma la resilienza del comparto e la solidità del Made in Italy calzaturiero, chiamato ora a trasformare i primi segnali di stabilizzazione in una ripartenza strutturale.

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