Il presidente venezuelano Nicolás Maduro è arrivato al tribunale federale di Manhattan, dove dovrà rispondere alle pesanti accuse mosse dalla giustizia statunitense: traffico internazionale di droga e armi. Il trasferimento a New York è avvenuto a soli due giorni dalla sua cattura e dal successivo ingresso negli Stati Uniti, segnando un passaggio clamoroso in una vicenda che ha già profondamente scosso gli equilibri politici dell’America Latina.
Mentre a Manhattan si prepara l’avvio del procedimento giudiziario, a Caracas la reazione è stata immediata. Durante la sua prima riunione di gabinetto, la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha annunciato una serie di misure urgenti per fronteggiare la crisi istituzionale aperta dall’arresto di Maduro e della moglie Cilia Flores, anch’essa sotto accusa negli Stati Uniti. Tra queste, la creazione di una commissione di alto livello con il compito prioritario di ottenere la loro liberazione.
Secondo quanto riferito dall’emittente statale Vtv, l’organismo sarà composto da figure chiave del nuovo assetto di potere: il presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez, il ministro degli Esteri Yvan Gil, il responsabile delle Comunicazioni Freddy Náñez e la viceministra per la Comunicazione internazionale Camilla Fabri. La richiesta di scarcerazione della coppia presidenziale è diventata il fulcro del dibattito politico ufficiale, all’indomani del cambio di leadership imposto dall’operazione militare statunitense.
Sul piano internazionale, intanto, l’attenzione della Casa Bianca sembra già essersi spostata. Donald Trump, in un’intervista che ha riacceso vecchie e nuove polemiche, ha dichiarato che gli Stati Uniti “hanno bisogno” della Groenlandia, rilanciando l’idea di un’annessione dell’isola sotto sovranità danese. Le parole del tycoon hanno provocato una reazione durissima sia da parte del governo di Copenaghen sia dell’amministrazione locale groenlandese, che hanno liquidato l’ipotesi come inaccettabile: “Ora basta con queste fantasie”.
Le tensioni non si fermano qui. Da Washington filtrano segnali di crescente pressione anche nei confronti di Cuba e Colombia, alimentando il timore di una nuova fase di assertività americana su più scacchieri. In questo quadro, l’arrivo di Maduro davanti ai giudici federali di New York non appare come un episodio isolato, ma come uno dei tasselli di una strategia globale destinata a ridisegnare rapporti di forza e alleanze ben oltre il continente americano.
