28 Luglio 2026, martedì
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Milan-Como, sfuma il sogno australiano: la Lega Serie A cancella Perth per richieste “inaccettabili”

Clamoroso dietrofront a pochi giorni dall’annuncio: tramonta il progetto della prima gara di Serie A all’estero per “condizioni e rischi insostenibili”

Il colpo di scena arriva quando tutto sembrava ormai deciso. Milan-Como non si giocherà a Perth: la Lega Serie A ha fatto un clamoroso passo indietro e ha ufficialmente cancellato la trasferta intercontinentale che avrebbe dovuto portare, per la prima volta nella storia, una partita di campionato europeo fuori dai confini nazionali. A meno di una settimana dall’annuncio dell’accordo, il progetto si è arenato sotto il peso di condizioni giudicate “inaccettabili”.

Solo pochi giorni fa, a margine di Napoli-Milan disputata a Riad, il presidente della Lega Ezio Simonelli aveva confermato il via libera, spiegando di aver accettato anche le restrizioni imposte dalla Confederazione asiatica sul direttore di gara. Poi, però, qualcosa è cambiato. Nelle ultime ore, nuove richieste avanzate dall’AFC hanno fatto saltare il banco, costringendo la Lega e il governo del Western Australia a fermarsi.

Il risultato è uno stop improvviso che apre ora un doppio rebus: dove e quando si giocherà Milan-Como. L’8 febbraio, data originariamente prevista, San Siro non è disponibile perché occupato dall’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, rendendo ancora più complessa la ricerca di una soluzione alternativa.

Nel comunicato ufficiale che sancisce l’“impossibilità di completare il progetto”, la Lega Serie A e il governo del Western Australia spiegano che la decisione è maturata di comune accordo. Alla base dello stop ci sono rischi finanziari non contenibili, procedure di approvazione troppo onerose e complicazioni emerse all’ultimo momento, fuori dal controllo delle parti. La partita avrebbe rappresentato un evento storico: la prima gara ufficiale di un campionato europeo, valida per l’assegnazione di punti, giocata all’estero.

Il progetto aveva incassato tutti i via libera necessari: l’approvazione unanime delle 20 società di Serie A, il consenso della FIGC, dell’UEFA e della Federazione australiana. A far deragliare l’operazione sono state però le ulteriori condizioni imposte dall’AFC, giudicate troppo gravose e tali da esporre a rischi economici sia il governo del Western Australia sia la Lega stessa.

Nonostante l’epilogo negativo, l’analisi dell’impatto mediatico parla di oltre 280 milioni di dollari di visibilità globale generati da aprile, con Perth al centro dell’attenzione dei media internazionali in Europa, negli Stati Uniti e in Asia. Un ritorno d’immagine che, secondo le autorità locali, rafforza comunque la reputazione dell’Australia Occidentale come sede di grandi eventi sportivi.

La ministra dello Sport e del Tempo libero del Western Australia, Rita Saffioti, ha parlato di una decisione sofferta ma necessaria: “Non eravamo disposti a esporre lo Stato a un livello di rischio inaccettabile. Abbiamo lavorato per dodici mesi a questo progetto, ma la politica calcistica, le questioni legali e la burocrazia si sono rivelate un ostacolo insormontabile”. Nessun pagamento è stato effettuato e, ha precisato, non ci sono state perdite economiche.

Amaro anche il commento di Ezio Simonelli. Il presidente della Lega Serie A ha ricordato il lungo e complesso iter autorizzativo superato, sottolineando come la Lega avesse già accettato condizioni sportive “assai poco condivisibili”. L’ulteriore escalation di richieste da parte dell’AFC, però, ha reso impossibile andare avanti. “È un’occasione persa per la crescita internazionale del calcio italiano – ha concluso – e una delusione per i tanti tifosi della Serie A all’estero, privati del sogno di vedere dal vivo la propria squadra”.

Il sogno australiano, per ora, resta tale. E la Serie A si ritrova a fare i conti con un progetto ambizioso naufragato sul terreno della geopolitica calcistica e della burocrazia internazionale.

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