«Le minacce arrivano a mezzo stampa, ma in Consiglio regionale il tema è rimasto sotto silenzio». È un atto d’accusa netto quello di Nicola Di Marco, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Lombardia, che interviene sulle recenti dichiarazioni dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso in merito alla possibile revoca dell’accreditamento al San Raffaele, qualora dovessero ripetersi episodi come quelli avvenuti il 5 e 6 dicembre.
Secondo Di Marco, le parole dell’assessore sorprendono non tanto per la durezza dei toni, quanto per la loro tardività e per il contesto scelto. «Solo due giorni fa – ricorda – Bertolaso ha tenuto una lunga relazione in Aula sulla vicenda, senza spendere una sola parola sull’ipotesi di rivedere o revocare gli accreditamenti. Eppure, proprio in quella sede, avevo chiesto un cambio di rotta sul sistema lombardo». Da qui l’affondo: «È curioso che certe minacce vengano avanzate fuori dalle sedi istituzionali, mentre in Consiglio si evita di affrontare il nodo politico».
Per il capogruppo pentastellato non si è di fronte a un episodio isolato o a un incidente marginale, ma alla conseguenza diretta di un modello organizzativo che, negli anni, ha esternalizzato segmenti delicatissimi dell’assistenza sanitaria affidandoli a cooperative esterne. Un impianto che, a suo avviso, mostra oggi tutte le sue fragilità.
Di Marco chiede quindi coerenza all’assessore e alla maggioranza di centrodestra: se davvero si ritiene necessario intervenire sugli accreditamenti, allora – sostiene – si abbia il coraggio di farlo nelle sedi opportune. «Bertolaso faccia votare alla sua maggioranza il nostro ordine del giorno, che chiede una revisione complessiva del sistema di accreditamento della Regione Lombardia», incalza.
Il monito finale è il più duro e al tempo stesso il più politico: «Non possiamo aspettare che “scappi il morto” per intervenire. La sanità lombarda ha bisogno di scelte strutturali, non di annunci o minacce affidate ai giornali». Un appello che chiama in causa direttamente la responsabilità del governo regionale e riapre il dibattito su uno dei pilastri del modello sanitario lombardo.
