La legge di bilancio continua a infiammare il dibattito politico, con le pensioni al centro di polemiche roventi. Gli emendamenti in discussione prevedono una stretta a partire dal 2031: finestre più rigide per il pensionamento anticipato e la neutralizzazione del riscatto della laurea. Il risultato pratico? Uscire prima dal lavoro richiederà 43 anni e un mese di contributi per gli uomini e 42 per le donne, con un possibile gettito per lo Stato di 2 miliardi a partire dal 2035.
Nel tentativo di stemperare le tensioni, la premier Giorgia Meloni ha chiarito: “Chi ha già riscattato la laurea non vedrà cambiare la propria situazione, non ci sarà retroattività.” Ma le dichiarazioni di rassicurazione non fermano le polemiche dell’opposizione.
Camilla Laureti, europarlamentare del PD, parla chiaro:
“Promesse al vento e conti fatti sulla pelle dei lavoratori. Le regole sulle pensioni cambiano in corsa, penalizzando chi ha già maturato il diritto al pensionamento anticipato e minando la fiducia dei cittadini. La maggioranza naviga a vista, senza trasparenza né serietà.”
Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del PD, aggiunge:
“Le clausole di salvaguardia sono presentate come provvisorie, ma le pensioni non sono numeri da far tornare nel bilancio. Giocare con improvvisazione e spericolatezza è scorretto e pericoloso.”
A rendere ancora più drammatico il quadro politico interviene Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del PD, commentando il caos della notte precedente:
“Quanto accaduto ieri notte è un fatto politico di grande rilevanza. Il ministro Giorgetti è stato platealmente delegittimato dal suo stesso partito, vittima del tentativo affannoso di Salvini di salvare la faccia disconoscendo la stretta pensionistica contenuta nell’emendamento governativo da lui approvato poche ore prima.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una maggioranza nel pallone e una Lega dilaniata da una resa dei conti interna con il proprio ministro dell’Economia. I partiti della maggioranza hanno giocato cinicamente una partita di potere sulla pelle dei lavoratori italiani, usati come merce di scambio nelle guerre intestine del centrodestra. Da oggi la narrazione di un governo compatto va definitivamente in frantumi: siamo di fronte a una compagine politica senza bussola, concentrata esclusivamente sulla spartizione e priva di strategia per rimettere in moto un Paese fermo.”
Il cortocircuito politico e le tensioni interne alla maggioranza rischiano di travolgere anche la gestione della previdenza, uno dei temi più sensibili per milioni di italiani. Tra annunci, correzioni e accuse reciproche, i cittadini restano in attesa di certezze su quando e come potranno andare in pensione, mentre il governo appare sempre più diviso e senza direzione strategica.
