3 Luglio 2026, venerdì
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Ucraina, vertice decisivo a Bruxelles: fondi per Kiev al bivio tra bilancio Ue e prestito sulle riparazioni

Zelensky atteso al Consiglio europeo. Von der Leyen: «Oggi una scelta per garantire due anni di sostegno». Meloni: «Pressione su Mosca decisiva per aprire a un accordo»

Bruxelles si prepara a una giornata cruciale per il futuro del sostegno europeo all’Ucraina. Al Consiglio europeo, al quale è atteso anche il presidente Volodymyr Zelensky, i leader dell’Unione sono chiamati a sciogliere il nodo dei finanziamenti a Kiev per i prossimi due anni. Sul tavolo, come ha chiarito la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, restano due opzioni alternative: l’utilizzo del bilancio comunitario oppure un prestito legato alle riparazioni, che implica un meccanismo di condivisione del rischio tra gli Stati membri.

«Dobbiamo trovare una soluzione», ha scandito von der Leyen arrivando al vertice, ribadendo la linea già indicata dal presidente del Consiglio europeo. «Non lasceremo questo Consiglio senza una decisione sui finanziamenti all’Ucraina per i prossimi due anni. Ho presentato due opzioni: una attraverso il bilancio europeo, l’altra con il prestito di riparazione. Oggi dobbiamo decidere quale usare: a fine giornata il sostegno finanziario dovrà essere messo al sicuro».

Il confronto non è solo tecnico, ma profondamente politico. In particolare, restano aperti i dubbi sollevati dal Belgio sull’uso degli asset russi congelati, tema sensibile sia sul piano giuridico sia su quello della responsabilità finanziaria. Von der Leyen ha richiamato il principio fondante della solidarietà europea: «Se ricorriamo al prestito basato sulle riparazioni, il rischio deve essere condiviso da tutti. È una questione di solidarietà». In questo quadro, la presidente della Commissione ha definito «assolutamente comprensibile» il coinvolgimento diretto del primo ministro belga Bart De Wever sul dossier, assicurandogli pieno sostegno.

Il vertice si inserisce in un contesto geopolitico segnato dalla prosecuzione del conflitto e dalla necessità, per l’Unione, di mantenere una linea compatta. Mercoledì scorso, intervenendo alla Camera, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato l’importanza di non allentare la pressione su Mosca. «È fondamentale continuare a esercitare pressione sulla Russia che, al di là della propaganda, si è impantanata in una durissima guerra di posizione, a costo di enormi sacrifici», ha affermato. «Questa difficoltà è l’unico fattore che può costringere Mosca a sedersi a un tavolo negoziale».

La decisione attesa a Bruxelles rappresenta dunque più di una scelta contabile: è un banco di prova della coesione europea e della capacità dell’Unione di garantire continuità e credibilità al proprio sostegno politico, economico e strategico all’Ucraina, nel momento in cui il conflitto entra in una fase sempre più complessa e logorante.

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