15 Febbraio 2026, domenica
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Mafia nel Salento e a Brindisi: 13 arresti e maxi sequestro smantellano il clan “Pasimeni-Vitale-Vicentino”

Un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, porta alla luce estorsioni, traffico di droga e usura. La base operativa del clan sequestrata vale 600mila euro.

Nelle province di Brindisi, Lecce e Chieti, i Carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi hanno eseguito tredici ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Le misure riguardano 14 persone accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, truffa ai danni dello Stato, usura, estorsioni, lesioni personali, detenzione e porto di armi da sparo, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Contestualmente, i militari hanno posto sotto sequestro un immobile e l’attività commerciale ivi situata, stimati per un valore complessivo di circa 600mila euro, che costituivano la vera e propria base logistica dell’organizzazione, punto di ritrovo e di comando per gli affiliati.

Le indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte tra giugno 2020 e giugno 2022 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Brindisi, sono scattate subito dopo il ritorno in libertà del promotore dell’associazione, figura di rilievo del clan della Sacra Corona Unita “Pasimeni–Vitale–Vicentino”. È emersa la persistenza delle attività criminali del gruppo, a cui si è aggiunto anche un soggetto operante nel Brindisino, già noto alle forze dell’ordine per precedenti indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Brindisi e svolte dalla Squadra Mobile della Questura.

Il successo dell’operazione è il risultato di un lavoro investigativo meticoloso, supportato da tecniche avanzate di intercettazione e monitoraggio. L’attività del Nucleo Investigativo ha permesso di ricostruire la catena di comando del clan, dimostrando come il capo, nonostante fosse detenuto, impartisse direttive tramite il nipote al luogotenente sul territorio, consolidando così il controllo operativo sull’area.

Le indagini hanno documentato con precisione la violenta egemonia criminale del gruppo. Il potere del clan si esprimeva attraverso un sistema di estorsioni noto come pagamento del “punto” o “pensiero”, riscossione imposta agli spacciatori locali per sostenere il mantenimento in carcere del capo e degli affiliati, garantendo nel contempo il sostentamento delle loro famiglie. Il promotore manteneva inoltre stretti rapporti con i capi degli altri gruppi della frangia dei mesagnesi e della Sacra Corona Unita operante in altri territori, assicurando il rispetto delle sfere di competenza e definendo strategie comuni per la gestione degli interessi illeciti e la risoluzione dei conflitti territoriali.

Il clan esercitava un controllo capillare sul territorio mediante intimidazioni e violenze, non esitava a ricorrere a pestaggi e aggressioni per proteggere i propri affiliati o recuperare crediti insoluti, e imponeva estorsioni sistematiche a imprenditori e commercianti locali. Parallelamente, l’organizzazione si dedicava a usura e riciclaggio, gestendo prestiti a tassi usurari e una rete illecita di giochi e scommesse online.

Durante le indagini, l’azione immediata dei Carabinieri ha consentito anche l’arresto in flagranza di altre 13 persone e il sequestro di oltre 2 kg di stupefacenti tra cocaina, marijuana e hashish, confermando la costante pressione esercitata sull’organizzazione criminale.

In totale, sono 34 i soggetti indagati nell’ambito del procedimento penale, a testimonianza della vasta portata dell’operazione e dell’efficace coordinamento tra magistratura e forze dell’ordine.

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