27 Luglio 2026, lunedì
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Ex Ilva, Flacks Group presenta un’offerta vincolante: un euro per rilevare lo stabilimento e un piano da 5 miliardi per il risanamento

La società statunitense propone un rilancio produttivo fino a 4 milioni di tonnellate l’anno, il mantenimento di 8.500 posti di lavoro e una partecipazione statale iniziale del 40 per cento

La partita per il futuro dell’ex Ilva entra in una fase decisiva. A scuoterla è l’offerta vincolante depositata da Flacks Group, società statunitense con sede a Miami, che propone di assumere il controllo dell’acciaieria per la cifra simbolica di un euro e di avviare un piano industriale e ambientale dall’ammontare complessivo imponente. L’iniziativa, illustrata dal fondatore Michael Flacks in un’intervista a Bloomberg, punta a riportare l’impianto a un livello produttivo di 4 milioni di tonnellate l’anno, salvaguardando al tempo stesso circa 8.500 lavoratori – una dichiarazione d’intenti che pone il gruppo americano al centro del confronto tra governo e potenziali investitori.

Il progetto si articolerebbe in più fasi. In una prima fase, lo Stato italiano manterrebbe una partecipazione del 40 per cento nella società chiamata a gestire lo stabilimento. Una quota che Flacks Group si dice pronto a riacquistare in un secondo momento, una volta consolidate le condizioni industriali, per una somma compresa tra 500 milioni e 1 miliardo di euro. Una formula che garantirebbe, secondo il gruppo, una transizione graduale, capace di coniugare controllo pubblico iniziale e piena responsabilità privata nel medio periodo.

Accanto all’aspetto produttivo, il piano prevede un maxi intervento di bonifica ambientale stimato in 5 miliardi di euro. Un capitolo decisivo, viste le condizioni ereditate da anni di criticità e contenziosi. Flacks si dice non scoraggiato dalla complessità dell’operazione: sostiene di vedere nello stabilimento un asset unico per struttura, competenze interne e presenza di un porto integrato, elementi che renderebbero impossibile riprodurre altrove un impianto di pari caratteristiche. Non manca un riferimento alla storia imprenditoriale del gruppo: Flacks ricorda di aver spesso rilevato realtà gravate da passività ambientali o gestionali – dalle vernici Kelly-Moore, segnate da cause legate all’amianto, alla tedesca Pleuger Industries, passando per Corizon, operatore sanitario con trascorsi difficili. La strategia dichiarata è sempre la stessa: assumere il controllo di aziende in condizioni critiche e riportarle alla redditività attraverso ristrutturazioni profonde.

La proposta per l’ex Ilva, in questo senso, segue un’impostazione che il fondatore definisce tipica dei family office: un orizzonte temporale lungo, investimenti mirati e una gestione centralizzata, che secondo Flacks consentirebbero allo stabilimento pugliese di ritrovare una prospettiva industriale. Nel piano, l’acciaieria non è rappresentata come un peso ma come un’occasione: un complesso produttivo dotato di infrastrutture rare e una domanda di acciaio ancora sostenuta sul mercato europeo.

L’iniziativa arriva in un momento in cui il governo italiano attende altre manifestazioni di interesse. Oltre alla proposta di Flacks Group, è attesa quella del gruppo statunitense Bedrock, mentre almeno due ulteriori soggetti hanno chiesto accesso alla due diligence. La selezione delle offerte proseguirà nelle prossime settimane con l’obiettivo di individuare una soluzione che garantisca continuità produttiva, rilancio industriale, riduzione dell’impatto ambientale e tutela dell’occupazione. Quattro pilastri sui quali si misura il futuro di uno dei siti più importanti – e più problematici – della storia industriale italiana.

Per ora resta sul tavolo un’offerta che unisce simbolismo e ambizione: un euro per rilevare lo stabilimento, miliardi di investimenti per provare a cambiarne il destino. Una scommessa che potrebbe ridisegnare i contorni dell’ex Ilva, se governo e investitori ne condivideranno tempi, impegni e garanzie.

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