16 Agosto 2026, domenica
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Il doppio affondo di Chiara Appendino: sicurezza urbana e guerra in Ucraina al centro dello scontro politico

Dalla Camera ai social, la deputata M5S attacca il governo sui tagli ai vigili urbani e denuncia la “censura” a Torino su un evento dedicato alla democrazia in tempo di guerra.

Due fronti, un’unica linea di attacco: smascherare, a suo dire, le contraddizioni del governo e difendere spazi di confronto che ritiene minacciati. Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle, nelle ultime ore ha intrecciato due interventi che hanno acceso la scena politica: uno alla Camera, dedicato alla sicurezza urbana, e uno sui social, in cui denuncia la decisione del Comune di Torino di annullare un evento pubblico sulla guerra e sulla democrazia.

“Tagli ai vigili urbani, così il governo rende le città meno sicure”

Intervenendo a Montecitorio, Appendino ha accusato la maggioranza di un clamoroso cortocircuito fra retorica e azione di governo. “Per anni Giorgia Meloni e la destra hanno ripetuto lo stesso slogan: con noi le città saranno più sicure”, ha ricordato la deputata, sottolineando come la discussione in Aula avrebbe rappresentato, a suo avviso, l’occasione per passare dalle parole ai fatti.

L’opposizione, però, denuncia l’esatto contrario: “Hanno scelto di tagliare i fondi perfino ai vigili urbani, che ogni giorno lavorano per la nostra sicurezza insieme alle forze dell’ordine”, afferma Appendino, puntando il dito su ciò che definisce un paradosso politico. L’ex sindaca di Torino cita dati che raccontano un quadro preoccupante: dal 2019 gli scippi sarebbero aumentati del 7,9 per cento, le rapine del 24 per cento, mentre dal 2023 le violenze sessuali avrebbero registrato un incremento del 7,5 per cento.

A fronte di questi numeri, osserva l’esponente M5S, “la risposta del governo è togliere risorse”, una scelta che a suo avviso incide direttamente sulla capacità dei comuni di garantire turni, mezzi e formazione ai corpi di polizia municipale, specialmente nei territori già in difficoltà.

“Questo governo non può più permettersi di andare in TV a parlare di sicurezza mentre rende le nostre città scientificamente meno sicure”, dichiara con toni duri, assicurando che il Movimento continuerà a chiedere “investimenti seri al posto della loro propaganda”.

Ucraina, democrazia e libertà di parola: “I veri traditori sono altrove”

Se alla Camera il bersaglio politico è il governo, sui social il fronte si sposta sulla gestione degli spazi pubblici a Torino. Appendino denuncia infatti la cancellazione, per la seconda volta, di un evento dedicato alla “democrazia in tempo di guerra”. Un incontro che avrebbe visto partecipare voci autorevoli del mondo accademico e culturale, tra cui gli storici Alessandro Barbero e Angelo d’Orsi, il fisico Carlo Rovelli e il filosofo Luciano Canfora.

“Una vergogna”, scrive la deputata, che attribuisce la decisione a motivazioni politiche. Alcuni, racconta, avrebbero definito gli ospiti “traditori”. Un’accusa che la parlamentare ribalta immediatamente: “Traditore sarebbe chi studia la storia e prova a evitare che l’Europa ripeta gli stessi errori che l’hanno già devastata? No. I veri traditori sono altrove”.

Secondo Appendino, il vero tradimento sarebbe quello di quei leader europei che continuano a sostenere finanziariamente una guerra senza prospettive, minando il progetto europeo nato dalle macerie dei conflitti del Novecento. Una deriva accompagnata, denuncia, dalla costruzione di un “pensiero unico” mediatico, pronto a bollare come “criminale” chiunque non si allinei alla linea dominante sull’Ucraina.

La deputata rivendica la sua posizione critica fin dall’inizio del conflitto e rilancia la necessità del negoziato: “Se vogliamo salvare il popolo ucraino e l’Europa dobbiamo avere il coraggio di trattare. La pace vera è fatta di compromessi, non di slogan”.

Mentre “le famiglie ucraine piangono i morti e l’economia europea crolla”, prosegue Appendino, lei e il Movimento 5 Stelle a Torino si dicono pronti a offrire un nuovo spazio per accogliere l’incontro bloccato dal Comune, definendo la censura “un boomerang” destinato a rivelarsi controproducente.

“Ci togliete le sale e i teatri? Riempiremo le piazze”, conclude la deputata, facendo della mobilitazione civica il simbolo di una battaglia politica che, nelle sue parole, riguarda la libertà di espressione e il diritto al dissenso.

Ne emerge il ritratto di una parlamentare che, in una fase segnata da tensioni interne e scosse geopolitiche, sceglie di muoversi su due fronti tra i più delicati dell’agenda pubblica: la sicurezza urbana e la postura italiana ed europea sulla guerra in Ucraina. Temi distinti, ma uniti da un filo rosso che Appendino rivendica con costanza: la denuncia di una distanza sempre più ampia tra la retorica dei palazzi e ciò che accade nella vita reale.

In questa doppia battaglia, la deputata del Movimento 5 Stelle mostra una linea politica e intellettuale che non si piega ai giochi di equilibrio né alle convenienze del momento. Rifiuta le scorciatoie del consenso facile, respinge l’idea della politica come palcoscenico di acrobazie retoriche e insiste nel presentare posizioni che, nel bene o nel male, mantengono una coerenza riconoscibile. È una postura che espone, che divide, che attira critiche feroci, ma che appartiene a chi non accetta di trasformare il dibattito pubblico in un circo. In un panorama spesso dominato da slogan e posture effimere, Appendino rivendica una voce che non cambia registro a seconda della platea: un tratto che, secondo i suoi sostenitori, è il vero senso della sua battaglia politica.

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