Nella settimana in cui il ministero dell’Economia è impegnato a giustificare davanti alla Banca centrale europea l’emendamento sul patrimonio aureo custodito da Bankitalia, un altro fronte si apre nel dibattito sulla manovra. A sollevarlo è Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Partito democratico, che punta l’attenzione su un nodo tutt’altro che marginale: il taglio ai finanziamenti dei Caf previsto dalla legge di Bilancio.
Il provvedimento introduce una riduzione del 10 per cento del Fondo destinato ai Centri di assistenza fiscale, una voce che vale complessivamente 216,9 milioni di euro. Una sforbiciata che, secondo la Consulta nazionale dei Caf, è arrivata senza alcun confronto preventivo con gli operatori e senza che vi fossero evidenze di una diminuzione dei costi che potesse giustificarla. Un intervento che, oltre tutto, ha il carattere inusuale della retroattività: la riduzione andrà a incidere non solo sul 2026, ma anche sulle somme già dovute per il 2025, modificando regole e aspettative a esercizio già avviato.
Una scelta che, denuncia Guerra, rischia di mettere in seria difficoltà il sistema dei Caf, realtà che rappresentano uno snodo essenziale per la compilazione delle dichiarazioni dei redditi, l’accesso alle prestazioni sociali e il supporto ai contribuenti con minori competenze digitali. Per molti centri, il taglio comporterà la chiusura dell’anno in deficit; per tutti, l’aumento delle tariffe a carico dei cittadini nel 2026 appare ormai inevitabile.
Guerra sottolinea come i rappresentanti dei Caf abbiano ricevuto dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, l’impegno ad affrontare la questione. Ma, osserva l’esponente dem, è un impegno che deve tradursi in atti concreti, perché quello dei compensi e del finanziamento ai servizi di assistenza fiscale non è un problema settoriale: riguarda l’equità e l’accessibilità di un servizio pubblico che coinvolge milioni di famiglie.
Nel pieno del confronto sulla manovra, la critica della responsabile Lavoro del Pd si inserisce così in un quadro più ampio, quello delle priorità scelte dal governo. Mentre si aprono capitoli complessi, come quello sul ruolo di Bankitalia, la questione dei Caf richiama al valore della prossimità e della tutela dei contribuenti più fragili, che rischiano di pagare il prezzo di decisioni tecniche adottate senza una valutazione d’impatto e senza dialogo con gli operatori del settore.
