Volodymyr Zelensky torna a Roma in un passaggio delicatissimo della crisi ucraina. Domani alle 15 il presidente ucraino sarà ricevuto a Palazzo Chigi da Giorgia Meloni, in un incontro che si annuncia cruciale per fare il punto sull’evoluzione del conflitto, sulle prospettive negoziali e sul ruolo europeo nella partita della sicurezza del continente.
La visita arriva mentre la diplomazia internazionale cerca un varco per riaprire un canale negoziale sul Donbass, regione tornata al centro delle discussioni tra Washington, Mosca e Kiev. Zelensky, intervistato da Bloomberg, ha ribadito che al momento non esiste una convergenza tra le tre capitali. Stati Uniti, Russia e Ucraina, ha spiegato, mantengono posizioni distinte, e una visione condivisa sulla futura configurazione del Donbass è ancora lontana.
Le dichiarazioni del presidente ucraino giungono dopo le critiche dell’ex presidente statunitense Donald Trump, che si è detto deluso dal fatto che Zelensky non avrebbe ancora esaminato la proposta americana, mentre secondo il leader repubblicano Mosca sarebbe già disposta ad accettarla. Una ricostruzione che il capo di Stato ucraino ha rimesso in prospettiva, sottolineando come alcuni elementi del piano statunitense richiedano un’analisi approfondita e negoziati ulteriori.
A pesare sono soprattutto le questioni definite da Zelensky come delicate: le garanzie di sicurezza, che Kiev considera imprescindibili, e il controllo amministrativo e militare sulle regioni orientali. Temi che l’Ucraina vorrebbe affrontare attraverso un accordo separato e specifico sul sistema di garanzie, da formalizzare prima di qualsiasi ridefinizione dello status del Donbass.
Il colloquio con Meloni offrirà al presidente ucraino l’occasione di ribadire la posizione di Kiev e di verificare la disponibilità italiana a sostenere, anche in sede europea, un percorso diplomatico che non comprometta la sicurezza e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Palazzo Chigi guarda all’incontro come a un passaggio necessario per mantenere coesa la linea occidentale e preparare il terreno ai prossimi appuntamenti internazionali.
Sul tavolo, oltre alla situazione militare e ai negoziati, anche la questione degli aiuti e la prospettiva di una ricostruzione che appare ancora lontana ma non più rimandabile nella pianificazione. In un contesto geopolitico fluido e in costante movimento, Roma si appresta dunque a diventare, almeno per un giorno, uno dei crocevia principali della diplomazia europea.
