8 Luglio 2026, mercoledì
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L’Europa secondo Urso: autonomia strategica senza rinunciare alle alleanze

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy richiama l’Unione a una nuova consapevolezza economica e geopolitica: “Serve fare da sé, ma senza chiudersi al mondo

Nel giorno in cui a Bruxelles si riuniscono i ministri europei responsabili della competitività, Adolfo Urso affida a un rapido punto stampa una riflessione che va oltre il perimetro tecnico delle politiche industriali. Per il titolare del dicastero delle Imprese e del Made in Italy, l’Unione europea è arrivata a un tornante decisivo: deve imparare a contare di più sulle proprie risorse senza però cadere nella tentazione dell’isolamento.

“L’Europa deve far da sé ed è in condizione di farlo”, esordisce Urso, delineando un percorso che intreccia autonomia economica e responsabilità politica. “Se rialza la testa, se ragiona. L’Europa deve fare la sua parte, pensando alle sue imprese, ai suoi lavoratori, ai suoi cittadini”. È un invito a rimettere al centro il motore produttivo del continente, ma anche a riconoscere il valore strategico dei legami internazionali. Urso mette in guardia da un’Europa ripiegata su se stessa, incapace di dialogare con quei Paesi del Sud del mondo che potrebbero condividere una visione comune di sviluppo. “Non deve isolarsi nei confronti di altri Paesi che possono partecipare a questa strategia di crescita”, sottolinea.

L’idea dell’autonomia strategica, ormai entrata stabilmente nel lessico comunitario, viene riletta dal ministro in chiave pragmaticamente atlantica. Secondo Urso, Bruxelles può e deve rafforzare la propria capacità di azione autonoma, ma senza mettere in discussione il pilastro dell’alleanza con Washington. “Credo che l’Europa debba indirizzarsi anch’essa verso l’autonomia strategica”, afferma, precisando che gli Stati Uniti “sono e restano il nostro principale alleato”.

Le parole del ministro arrivano in un contesto in cui l’Unione è chiamata a ridefinire il proprio ruolo nella competizione globale: dalle catene del valore alle politiche industriali, dalla transizione energetica al rischio di dipendenze critiche. Urso insiste sulla necessità di una postura europea più coraggiosa, capace di coniugare la sicurezza degli approvvigionamenti, la tutela delle filiere produttive e un rinnovato protagonismo geopolitico.

Il messaggio è chiaro: autonomia non significa solitudine, e apertura non equivale a vulnerabilità. Per Urso, l’Europa del prossimo futuro dovrà essere un soggetto capace di muoversi con maggiore responsabilità, costruendo partenariati selettivi e rafforzando i legami transatlantici, senza rinunciare alla propria voce e alle necessità dei suoi cittadini. Una sfida complessa, che passa dalla capacità dell’Unione di riconoscere finalmente il proprio peso e di usarlo con lucidità.

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