3 Luglio 2026, venerdì
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Putin rilancia sul Donbass: la Russia lo prenderà “con i negoziati o con le armi”

Il presidente russo ribadisce le sue condizioni mentre saltano nuovi contatti diplomatici tra Kiev e gli emissari statunitensi. L’Europa accelera sul disimpegno energetico da Mosca e l’Italia prepara la proroga degli aiuti militari all’Ucraina.

Vladimir Putin torna a dettare la linea e lo fa con parole che non lasciano margini a interpretazioni. La Russia, afferma, si riprenderà il Donbass e la cosiddetta Nuova Russia, i territori ucraini unilateralmente annessi da Mosca, in qualunque modo sarà necessario. Il presidente non attenua i toni: tutto, sostiene, si riduce alla scelta tra un ritiro delle truppe ucraine o l’avanzata militare russa fino alla completa presa delle regioni contese. È l’ennesima conferma che, nella visione del Cremlino, la soluzione del conflitto resta subordinata al riconoscimento delle conquiste territoriali ottenute dall’invasione.

Le sue dichiarazioni arrivano in un momento in cui il fronte diplomatico appare nuovamente in fase di stallo. L’incontro previsto a Bruxelles tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner è infatti stato annullato. I due inviati, secondo quanto riferito dal Cremlino, sarebbero ripartiti direttamente per Washington dopo aver incontrato Putin, mantenendo una promessa che Mosca si affretta a sottolineare. Da Kiev giunge la conferma dello stop al vertice, ma non una spiegazione delle ragioni. Zelensky fa sapere che si stanno preparando nuovi colloqui negli Stati Uniti, segnale di un dialogo con Washington che rimane aperto ma che, al momento, non produce passi avanti visibili verso una possibile mediazione.

Sul fronte europeo, intanto, si registra una svolta che ha un peso politico non trascurabile. Per la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, l’accordo tra Consiglio e Parlamento europeo per eliminare progressivamente le importazioni di gas naturale russo rappresenta una giornata storica. Un passo che s’inserisce nel più ampio progetto di emancipazione energetica dell’Unione, iniziato dopo l’invasione del 2022 e accelerato negli ultimi mesi, con l’obiettivo di ridurre in modo drastico la dipendenza dai combustibili fossili provenienti da Mosca.

Anche l’Italia interviene nel dibattito, legando diplomazia ed esigenze militari. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni annuncia che entro la fine dell’anno verrà emanato un decreto per prorogare gli aiuti militari a Kiev. Il messaggio è netto: l’Italia sostiene gli sforzi per la pace, ma finché la guerra continuerà, continuerà anche il supporto alla difesa ucraina. Una posizione coerente con la linea mantenuta dal governo negli ultimi due anni, orientata a rafforzare le capacità di resistenza dell’Ucraina senza abbandonare il terreno del dialogo politico.

Il quadro complessivo è quello di un conflitto che resta bloccato tra minacce, diplomazia intermittente e pressioni internazionali. Putin afferma che il destino dei territori occupati è già segnato. Zelensky cerca nuove sponde negli Stati Uniti. L’Europa si prepara a una transizione energetica che colpirà direttamente le entrate russe. L’Italia, come altri partner occidentali, conferma il proprio sostegno a Kiev.

Mentre le posizioni restano distanti e i canali di negoziato faticano ad aprirsi, il rischio è che la guerra si avvii verso una fase ancora più lunga e imprevedibile, dove le parole pronunciate da Mosca fanno presagire ulteriori pressioni militari sul terreno e dove ogni tentativo di mediazione appare, per ora, sospeso tra calcoli strategici e diplomazie incompiute.

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