16 Agosto 2026, domenica
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L’ultimatum di Appendino: “Roccella venga in Aula. Sui diritti non si può fare lo struzzo”

La deputata M5S incalza il Governo dopo la sentenza europea sul riconoscimento dei matrimoni same-sex contratti all’estero e denuncia la “retorica apocalittica” con cui, a suo giudizio, la destra alimenta paure infondate.

Chiara Appendino entra in Aula con un obiettivo dichiarato: ottenere dalla ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, una risposta netta, ufficiale, immediata. Un’informativa che chiarisca quale rotta intenda seguire il Governo dopo la sentenza emessa il 25 novembre dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea. Una sentenza che, ricorda la deputata del Movimento 5 Stelle, non lascierebbe spazi interpretativi: se un matrimonio è legalmente valido in uno Stato membro, deve esserlo in tutti gli altri. Senza eccezioni.

Appendino rivendica il principio con tono fermo e accusa la maggioranza di aver scelto consapevolmente di ignorare la decisione europea. Il riferimento è al voto contrario dell’Aula a un suo ordine del giorno, che si limitava, afferma la parlamentare, a chiedere l’applicazione del verdetto comunitario. Per lei è il segno di un bivio etico e politico: da una parte il rispetto del diritto, dall’altra la difesa di un’impostazione ideologica che, sostiene, ricade sulle vite di cittadini e famiglie.

“È la ministra che ci deve spiegare quale strada intenda prendere questo Governo: il diritto o il fanatismo”, scandisce. E continua: “Roccella deve venire qui, smettere di nascondere la testa sotto la sabbia e dire agli italiani se intende conformarsi alla realtà giuridica europea o preferisce restare ancorata a un’impostazione che nega diritti già riconosciuti altrove”.

La replica della maggioranza non arriva. Ma Appendino insiste, annunciando che il Movimento 5 Stelle continuerà a chiedere conto delle scelte dell’esecutivo su un tema che, a suo giudizio, non può più essere eluso.

La parlamentare torna sul punto anche in un successivo intervento dai toni apertamente polemici, con un’ironia affilata che punta a smontare quella che definisce “la narrazione catastrofista” della destra sulle famiglie arcobaleno e sui matrimoni tra persone dello stesso sesso. Una narrazione che, a suo dire, costruisce uno scenario apocalittico privo di riscontro nella realtà.

Appendino immagina le conseguenze paradossali che, secondo questa retorica, deriverebbero dal semplice riconoscimento dei matrimoni same-sex contratti in altri Paesi europei: famiglie tradizionali che crollano a vista d’occhio, identità genitoriali cancellate, natalità azzerata nonostante i veri problemi – dagli stipendi insufficienti alla carenza di servizi per l’infanzia – restino irrisolti, fino a scuole trasformate in laboratori di riassegnazione di genere “a giorni alterni”.

Dietro l’esercizio di sarcasmo, la deputata M5S rivendica un punto politico: “La destra evoca un’apocalisse arcobaleno per giustificare l’inerzia. Resiste per difendere un’idea ideologica di famiglia, non certo per affrontare le sfide reali del Paese”.

Nel suo affondo finale, Appendino ribadisce che la battaglia non riguarda solo le coppie dello stesso sesso, ma la credibilità dell’Italia nel rispetto delle norme europee e il principio, per lei irrinunciabile, che il diritto non possa essere subordinato a paure costruite ad arte. E conclude con un avvertimento alla maggioranza: “Se sceglierete il fanatismo, ci troverete qui. Ogni volta. A ricordarvi la strada del diritto e dei diritti”.

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