La fotografia scattata dal presidente della CNA, osserva Antonio Misiani, non lascia spazio a equivoci. È l’immagine di un sistema produttivo fatto di artigiani e microimprese che ogni giorno combattono con ostacoli sempre più pesanti: costi dell’energia che continuano a sfidare la sostenibilità dei bilanci, accesso al credito che si restringe, un impianto assicurativo anti-catastrofale oneroso, una burocrazia che moltiplica adempimenti e ritardi.
Nella lettura del responsabile Economia del Partito Democratico, la diagnosi è chiara, ma la cura offerta dal governo resta non solo insufficiente, ma in alcuni casi addirittura controproducente. Misiani invita le associazioni di categoria a prenderne atto: gli allarmi lanciati negli ultimi mesi, sostiene, restano lettera morta, mentre la legge di bilancio appena presentata rischia di aggravare ulteriormente le fragilità strutturali del settore.
Il divieto di compensazione per i crediti d’imposta rappresenta, per l’esponente dem, un esempio emblematico di una scelta che penalizza proprio le imprese più esposte. La misura riduce la capacità di far fronte ai costi correnti e crea tensioni sulla liquidità, in un contesto in cui le piccole aziende non dispongono dei margini finanziari delle realtà più grandi. Un ulteriore elemento di criticità riguarda la nuova configurazione del programma Transizione 5.0. Il ritorno al meccanismo dei super e iper ammortamenti, nelle intenzioni del governo uno stimolo agli investimenti, rischia secondo Misiani di trasformarsi in un passo indietro significativo, lasciando fuori una larga parte del tessuto produttivo formato da micro e piccole imprese. Proprio quelle che più avrebbero bisogno di un sostegno mirato per affrontare la doppia sfida della digitalizzazione e della transizione energetica.
Il nodo dell’energia resta però, nella lettura del dirigente democratico, la falla più grave. Nessuna misura incisiva, nessuna risposta a costi che continuano a comprimere margini e competitività. Una scelta che Misiani interpreta come la conferma della maggiore attenzione del governo per gli interessi delle grandi compagnie energetiche rispetto alle difficoltà quotidiane delle aziende artigiane e delle piccole realtà produttive.
È un quadro cupo quello che delinea, ma non privo di prospettive se si scegliesse una direzione diversa. Le imprese artigiane, ricorda, sono uno dei pilastri storici dell’economia italiana: garantiscono lavoro, qualità manifatturiera, legami sociali nei territori. Sostenerle non è un’opzione, ma una condizione necessaria per qualunque strategia di crescita.
Da qui l’appello a un cambio di rotta: meno burocrazia, un sistema del credito più accessibile, energia a prezzi competitivi anche attraverso l’apertura delle PMI ai contratti di lungo periodo, incentivi realmente sfruttabili da chi produce. È in queste scelte, conclude Misiani, che si misurerà non solo la capacità del governo di ascoltare chi ogni giorno tiene in piedi l’economia reale, ma anche la possibilità per l’Italia di tornare su un sentiero di crescita solida e inclusiva.
