29 Giugno 2026, lunedì
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Roma, finisce la fuga del “nonno della droga”: arrestato dopo 19 anni di latitanza

Il sessantaquattrenne romano, figura di spicco di un traffico internazionale tra Sud America e litorale laziale, è stato catturato al Tufello. Deve scontare una condanna definitiva per narcotraffico.

Era un’ombra che si muoveva tra due continenti, un fantasma sfuggito per diciannove anni alle ricerche delle forze dell’ordine. La sua latitanza si è conclusa in un edificio modesto alla periferia est della Capitale, dove gli agenti del III Distretto Fidene-Serpentara hanno individuato e arrestato quello che da tempo, negli ambienti investigativi, veniva chiamato il “nonno della droga”.

Sessantaquattro anni, romano, una lunga storia criminale alle spalle, l’uomo era considerato un nodo strategico di uno dei più consolidati traffici internazionali di stupefacenti tra il Sud America e il litorale laziale. Già fermato in Perù nel 2024, su di lui pendeva un ordine di carcerazione emesso dal tribunale di Roma in seguito a una condanna definitiva per traffico internazionale di droga. Una sentenza pesante, rimasta per anni sospesa nell’aria mentre lui continuava a sottrarsi all’esecuzione.

La sua fuga era cominciata nel 2006. Secondo le ricostruzioni investigative, pur vivendo per lunghi periodi oltreoceano, avrebbe continuato a mantenere il controllo delle spedizioni dirette verso la Capitale, curando rapporti, coperture e passaggi di mano. Una rete silenziosa ma radicata, alimentata da corrieri e intermediari che garantivano la continuità degli arrivi di stupefacente dal Sud America alle coste romane.

La svolta è arrivata nel tardo pomeriggio, quando gli agenti, dopo un accurato servizio di appostamento intorno alla palazzina del Tufello dove sospettavano si nascondesse, lo hanno visto uscire. Camminava con prudenza, come chi sa di potersi imbattere da un momento all’altro nel conto rimasto aperto con la giustizia. Quel passo guardingo è stato sufficiente: riconosciuto immediatamente, è stato fermato senza possibilità di fuga.

Dopo gli accertamenti di rito, il sessantaquattrenne è stato trasferito nel carcere di Rebibbia. Ad attenderlo, non più una vita trascorsa a schivare le catture, ma una condanna da scontare: quattordici anni, nove mesi e ventotto giorni di reclusione. Una stagione lunga e sfuggente della sua esistenza si è chiusa davanti a quell’ingresso blindato, ponendo fine alla latitanza del “nonno della droga”.

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