La frattura tra la Corte dei Conti e il ministero delle Infrastrutture non è un dettaglio tecnico, ma la cifra di un confronto che, sul Ponte sullo Stretto, appare più che mai distonico. Le motivazioni depositate il 27 novembre spiegano perché i magistrati contabili abbiano negato il visto alla delibera Cipess, bloccando di fatto l’avanzamento dell’opera simbolo del governo: per la Corte sono state violate due direttive europee, quella del 1992 sull’Habitat e quella sugli Appalti.
I giudici descrivono un dialogo tra sordi. Da un lato, le loro richieste di chiarimento sull’impianto progettuale; dall’altro, risposte del ministero concentrate più sui benefici economici dell’infrastruttura che sulla compatibilità con le norme comunitarie. Argomentazioni giudicate «inconferenti» e che — almeno allo stato degli atti — non colmano le lacune individuate dai togati.
La legge Habitat: deroghe non giustificate
La prima criticità riguarda la direttiva Habitat del 1992, che tutela gli ecosistemi naturali, la flora e la fauna selvatiche. Secondo la Corte, il progetto del ponte a campata unica entra in rotta di collisione con questo impianto normativo. Per ricorrere a una deroga — spiegano i magistrati — la legge richiede che l’opera sia indispensabile per la tutela della salute umana o per ragioni altrettanto stringenti. Ma dalla documentazione trasmessa dal Mit questo presupposto non emerge.
Il ministero, nella relazione Iropi, liquida la questione sostenendo che soltanto il ponte garantirebbe sicurezza e sviluppo economico minimizzando gli impatti ambientali. Una formula che per la Corte è «estremamente sintetica e assiomatica», incapace di dimostrare l’assenza di alternative reali alla costruzione del manufatto. Mancano valutazioni tecniche di supporto, analisi comparative, pareri approfonditi di enti terzi. Mancano, in sostanza, quei riscontri che la normativa comunitaria considera indispensabili per superare la tutela degli habitat.
Non convincerebbe neppure — aggiunge la Corte — l’interpretazione «minimale» che il Mit dà del principio di precauzione, limitandolo alle sole fasi di cantiere relative ai siti prioritari. Una lettura ritenuta riduttiva e non coerente con lo spirito delle regole europee. Conclusione: la delibera Cipess, su questo fronte, risulta «illegittima».
Il nodo degli Appalti: trasparenza e concorrenza non dimostrate
La seconda violazione riguarda la direttiva Ue sugli Appalti. Secondo i magistrati, la delibera si limita a recepire il costo complessivo aggiornato dell’opera — aumentato dopo la revisione progettuale — senza spiegare come questo aggiornamento sia stato effettuato né se rispetti i requisiti previsti dall’articolo 72 della direttiva, che disciplina modifiche sostanziali agli appalti in essere.
Il cuore della contestazione riguarda due principi cardine del diritto europeo: trasparenza e concorrenza. Per la Corte, mancano chiarimenti su come sia stata garantita la corretta procedura per adeguare costi e contratti, considerando che il progetto è mutato in maniera significativa.
Le ombre sulla sostenibilità economica: costi incerti, tariffe poco chiare
A questo si aggiunge un terzo tema, non meno cruciale: la sostenibilità economica dell’opera nel lungo periodo. Il piano tariffario del pedaggio, che dovrebbe assicurare la gestione ordinaria del ponte, è definito «lacunoso e contraddittorio». Pesano, osservano i giudici, l’incertezza sui costi finali dell’infrastruttura e la mancanza di una stima completa degli oneri. Una condizione che rende difficile valutare se il sistema di pedaggi potrà davvero garantire equilibrio economico e finanziario.
Le reazioni: rassicurazioni dal governo, critiche dall’opposizione
Da Palazzo Chigi la linea è quella dell’ottimismo istituzionale: il governo parla di un «ampio margine di chiarimenti» da fornire alla Corte dei Conti. Anche il ministero delle Infrastrutture ribadisce che l’iter non si ferma e che tecnici e giuristi sono già impegnati per affrontare ogni rilievo.
L’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, esprime «fiducia» nella possibilità di superare le criticità, ricordando che l’opera è stata qualificata come strategica da una legge speciale approvata dal Parlamento.
Di tono completamente diverso la reazione dell’opposizione. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra — promotore di un esposto sul tema — parla di una «conferma» delle violazioni alla legge Habitat e accusa il governo di non aver mai preso in considerazione soluzioni alternative al ponte a campata unica, definendolo un progetto «impercorribile».
Una distanza che resta
Al di là delle dichiarazioni politiche, il documento della Corte mette nero su bianco una distanza profonda tra l’impostazione governativa e le condizioni richieste dai magistrati contabili per procedere nel rispetto delle direttive europee. Un divario che non riguarda soltanto dettagli tecnici, ma la stessa impostazione giuridica, ambientale e procedurale dell’opera.
La partita resta aperta, ma la sensazione, oggi, è che il percorso verso il via libera sia tutt’altro che breve. Il ponte più emblematico del Paese deve prima colmare il fossato che si è creato tra chi lo promuove e chi è chiamato a verificarne la legittimità.
