29 Giugno 2026, lunedì
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Sette dipendenti dell’Asp di Reggio Calabria indagati per truffa e assenteismo: l’illecito che danneggia il servizio pubblico

Indagine dei Carabinieri di Bovalino smaschera un sistema di truffa e falsificazione di presenze all'interno del polo sanitario di Bovalino. Tra le accuse: interruzione di pubblico servizio, truffa aggravata e furto di energia elettrica.

Un sistema ben organizzato di assenteismo e truffa che ha messo in crisi l’efficienza di un servizio pubblico cruciale, quello sanitario, è stato smascherato dai Carabinieri della Stazione di Bovalino. Sette dipendenti dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, operanti nel polo sanitario di Bovalino, sono finiti sotto indagine per una serie di gravi reati che vanno dall’interruzione di pubblico servizio alla truffa aggravata, dalla falsa attestazione in servizio al furto di energia elettrica. A darne notizia è stata la Procura della Repubblica di Locri, guidata dal dottor Giuseppe Casciaro, che ha disposto l’avvio delle indagini nel giugno del 2022, al termine delle quali è emerso un quadro di illeciti molto preoccupante.

La vicenda ha preso avvio da una serie di segnalazioni e anomalie relative alle presenze di alcuni dipendenti presso la struttura sanitaria. In un contesto di crescente attenzione sui fenomeni di malcostume nella pubblica amministrazione, l’indagine ha rivelato un’operazione di falsificazione delle presenze che coinvolgeva diversi lavoratori. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, i sette indagati timbravano il proprio badge aziendale e, in alcuni casi, anche quelli dei colleghi assenti, senza che questi ultimi fossero effettivamente presenti in servizio. Un sistema illecito che consentiva loro di percepire compensi non dovuti, a danno tanto dell’Amministrazione sanitaria quanto delle risorse pubbliche destinate all’efficienza del sistema sanitario regionale.

Le indagini, condotte con estrema discrezione e precisione, si sono avvalse di una combinazione di pedinamenti, servizi di osservazione e l’analisi dei filmati registrati dai sistemi di videosorveglianza. Quest’ultimo strumento ha permesso agli inquirenti di documentare, con un elevato livello di dettaglio, la reiterazione del comportamento fraudolento da parte dei dipendenti. Ogni giorno, infatti, i timbri venivano registrati come se i dipendenti fossero regolarmente presenti, mentre, in realtà, questi si dedicavano a commissioni personali, spese private o, in alcuni casi, semplicemente si allontanavano dalla struttura.

Un meccanismo che si è consolidato nel tempo, creando un vero e proprio modus operandi, con la complicità di almeno altri due colleghi, pronti a coprire e giustificare l’assenza degli indagati. In alcuni casi, le assenze erano ripetute e programmate, creando un’ulteriore difficoltà per la gestione del servizio, già sottoposto alla carenza di personale. Ciò ha avuto ripercussioni anche sul livello di assistenza sanitaria, compromettendo la disponibilità di risorse umane nel momento in cui più sarebbe stato necessario.

Ma non finisce qui: oltre alla falsa attestazione delle presenze, tra le accuse ci sarebbe anche il furto di energia elettrica, un ulteriore tassello che complica la posizione degli indagati. L’ipotesi di reato è che gli stessi, approfittando della loro posizione lavorativa, avrebbero allacciato abusivamente apparecchiature elettroniche alla rete di distribuzione dell’energia dell’ospedale, ottenendo in tal modo un’energia non pagata e destinata ad usi privati. L’elemento del furto di energia rappresenta un ulteriore danno economico per l’ente pubblico, aggravando il quadro delle accuse.

A garantire che l’illecito venisse interrotto, è intervenuta tempestivamente la Procura della Repubblica di Locri, che, su impulso degli inquirenti, ha disposto l’emissione di avvisi di garanzia nei confronti dei sette dipendenti. L’indagine si inserisce in un contesto più ampio di lotta all’assenteismo e alla corruzione nella pubblica amministrazione, un fenomeno che continua a minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Le accuse mosse a carico dei sette dipendenti sono gravi e potrebbero comportare non solo sanzioni penali ma anche il risarcimento del danno arrecato all’Amministrazione sanitaria. L’intervento della Procura, che ha dato il via all’indagine, si è rivelato fondamentale per salvaguardare l’integrità del servizio sanitario e per fermare una prassi che, se non fermata, avrebbe potuto danneggiare ulteriormente l’efficienza della struttura e la qualità dell’assistenza sanitaria offerta ai cittadini.

Con l’epilogo di questa indagine, la Procura della Repubblica di Locri e le forze dell’ordine inviano un segnale forte: la tutela dei beni pubblici e la lotta contro il malcostume devono rimanere priorità assolute, soprattutto in un settore delicato come quello della sanità, dove la fiducia dei cittadini e il rispetto dei diritti fondamentali devono sempre prevalere. Il caso di Bovalino è solo l’ultimo di una lunga serie di inchieste destinate a ripristinare legalità e trasparenza, ma allo stesso tempo dimostra quanto sia fondamentale un monitoraggio costante e la vigilanza sui comportamenti dei dipendenti pubblici. In un’epoca in cui le risorse scarseggiano e la gestione oculata è essenziale, ogni abuso, anche il più piccolo, finisce per avere conseguenze devastanti sull’intero sistema.

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