16 Agosto 2026, domenica
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La rete dei documenti falsi: perquisizioni a Modena smascherano 44 indagati

Codici fiscali ottenuti con carte d’identità lituane contraffatte: badanti impiegate, ammortizzatori sociali e prestiti bancari. L’inchiesta dei Carabinieri ha portato a perquisizioni in sei province e a tredici arresti in flagranza.

All’alba del 26 novembre 2025 i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Modena, su delega della Procura della Repubblica, hanno eseguito un decreto di perquisizione personale e locale che ha coinvolto quarantacinque persone di origine georgiana — quarantatré donne e un uomo, tutti tra i 38 e i 66 anni — indagate per ingresso e soggiorno irregolare nel territorio nazionale, per possesso di documenti di identificazione falsi validi per l’espatrio e per falsità materiale commessa dal privato.

L’operazione, frutto di un’attività investigativa che ha ricostruito modalità sistematiche di elusione delle normative sull’immigrazione, ha fatto emergere uno schema chiaro: l’utilizzo di carte d’identità lituane contraffatte che permettevano alle indagate di comparire come cittadine comunitarie, ottenendo così vantaggi giuridici, fiscali e sanitari normalmente riservati a chi gode di uno status regolare.

Il nucleo logistico della rete, secondo quanto contestato dagli inquirenti, sarebbe stato rappresentato dall’abitazione di una 53enne residente nel centro di Modena, alla quale è attribuito il reato di favoreggiamento della permanenza sul territorio dello Stato italiano di stranieri irregolari. La donna avrebbe messo a disposizione la propria casa quale dimora temporanea per le connazionali appena arrivate, fungendo da primo punto di riferimento per le pratiche di ottenimento di documenti e codici fiscali.

Il primo passo della presunta frode amministrativa risale al 2024: numerose indagate si presentarono all’Ufficio Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Modena per richiedere l’attribuzione del codice fiscale. Grazie a documenti di identità lituani risultati poi contraffatti, trentotto di loro riuscirono a conseguire codici fiscali intestati a identità false. Quell’apparente regolarità fiscale ha costituito la base per una serie di conseguenze pratiche e giuridiche che hanno alimentato l’inchiesta.

Con il codice fiscale formalmente in regola, molte delle indagate sono state assunte come badanti presso anziani residenti non solo in provincia di Modena ma anche in altre regioni italiane; alcune hanno potuto accedere ad ammortizzatori sociali; altre ancora hanno ottenuto finanziamenti da istituti di credito che, secondo le contestazioni, non risultano mai estinti. È questa la fotografia di un’integrazione apparente — lavoro, welfare e credito — costruita tuttavia su basi documentali che le indagini definiscono fraudolente.

L’attività investigativa non si è limitata al territorio modenese: verifiche e accertamenti si sono estesi anche a Reggio Emilia, Firenze, Pistoia, Mantova e Pordenone. Nell’ambito delle ricerche, tredici cittadine georgiane sono state arrestate in flagranza di reato, trovate in possesso delle carte d’identità lituane false con le quali avevano fatto irregolarmente ingresso in Italia. Per il reato contestato la legge prevede infatti l’arresto obbligatorio in flagranza.

Tuttavia, dopo le procedure di identificazione, l’elezione di domicilio, la notifica dell’informazione di garanzia e del diritto di difesa e il sequestro dei documenti contraffatti, le esigenze cautelari non sono state ritenute sussistenti: è stato quindi emesso un decreto motivato di liberazione per le tredici arrestate. In tempi brevi la posizione delle persone coinvolte sarà esaminata dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Modena, che dovrà valutare se sussistano i presupposti per una possibile regolarizzazione o per ulteriori provvedimenti amministrativi e penali.

La Procura ha ricordato che le persone indagate vanno considerate presunte innocenti fino a sentenza irrevocabile di condanna. Sul piano investigativo, resta aperta la ricerca dei canali attraverso cui sarebbero stati procurati o falsificati i documenti e l’eventuale estensione di collegamenti organizzativi oltre il territorio nazionale. Gli elementi raccolti finora delineano comunque un fenomeno che mette a nudo una serie di criticità: dalla verifica documentale negli uffici pubblici alla capacità di contrasto delle frodi identitarie, fino alle falle che consentono a identità contraffatte di accedere al lavoro e a strumenti di welfare.

L’operazione di Modena rappresenta un caso esemplare di come la contiguità tra necessità di integrazione, reti di solidarietà informali e attività illecite possa declinarsi in una pluralità di reati con impatti diffusi: economici, amministrativi e sociali. Sarà il prosieguo dell’indagine, e l’esame delle posizioni da parte degli uffici competenti, a fare chiarezza su responsabilità, modalità e dimensioni reali del fenomeno.

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