Il Consiglio regionale del Piemonte si è trasformato, oggi, in una cartina di tornasole delle fragilità che attraversano il territorio. Tre interrogazioni presentate dal Movimento 5 Stelle hanno messo sotto la lente la gestione di strutture sociali, scenari occupazionali e criticità infrastrutturali. A emergere è un quadro di ritardi, incertezze e risposte giudicate insufficienti dai consiglieri pentastellati, che accusano la Giunta Cirio di immobilismo e scarsa capacità di programmazione.
La casa di riposo di Gavi: un anno di promesse senza esito
La prima bordata arriva da Pasquale Coluccio, consigliere regionale M5S, che torna sulla vicenda della casa di riposo di Gavi, chiusa dal 1° gennaio scorso dopo la rinuncia della cooperativa che la gestiva. Una rinuncia motivata dall’impossibilità di affrontare gli interventi strutturali necessari per mantenere aperto il presidio.
Coluccio sottolinea come, a quasi dodici mesi dalla chiusura, nulla si sia mosso. Le due procedure avviate dall’Asl di Alessandria per raccogliere manifestazioni di interesse, ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Maurizio Vignale rispondendo per conto del collega Marrone, non hanno prodotto alcun risultato concreto: le proposte arrivate sono state giudicate incomplete e sono state richieste integrazioni tecniche e amministrative che, a oggi, non sono state presentate.
Alla carenza di progettualità si aggiunge il nodo delle risorse: l’Asl, proprietaria della struttura, non dispone dei fondi necessari per gli interventi e, come ha ammesso l’assessore, la capacità ricettiva della casa di riposo non garantirebbe introiti sufficienti a coprire i costi della messa in sicurezza. Risultato: la struttura resta chiusa, e – denuncia Coluccio – le prospettive di una riapertura diventano ogni giorno più remote.
Telecontact Center, 1.600 lavoratori in bilico: “La Regione non può limitarsi a osservare”
La seconda interrogazione, presentata da Alberto Unia, sposta il focus dall’assistenza ai più fragili alla tenuta dell’occupazione in Piemonte. La recente cessione di Telecontact Center S.p.A. da TIM alla neonata DNA S.r.l., società controllata dal Gruppo Distribuzione S.p.A., riguarda 1.600 lavoratrici e lavoratori in tutta Italia, 89 dei quali nella sede di Ivrea. Un presidio definito “cruciale” per un territorio già segnato da decenni di deindustrializzazione.
Unia denuncia l’assenza di un piano industriale credibile e paventa un rischio concreto: che, una volta scaduti i periodi di garanzia, si apra la strada a tagli, peggioramenti delle condizioni di lavoro e delocalizzazioni camuffate da razionalizzazioni. Le preoccupazioni non vengono da soli ambienti sindacali: anche gli enti locali temono un’altra ferita profonda nel tessuto produttivo canavesano.
La risposta della Giunta, riferita ancora da Vignale, parla di interlocuzioni già avviate con il sindaco di Ivrea, con l’obiettivo di seguire l’evoluzione del caso. Un passaggio che Unia ritiene troppo timido: “Non stiamo parlando di cifre astratte – ha ribadito – ma di novantanove famiglie del nostro territorio, e di centinaia in tutta Italia, che vivono con l’angoscia di un futuro incerto. Continueremo a vigilare affinché si arrivi a soluzioni concrete.”
Metro 1, il cantiere a rischio per il concordato di ICI: “Pronti a un ritardo di almeno un anno”
La terza interrogazione, firmata da Sarah Disabato, porta sul tavolo un’altra questione pesante: il futuro del prolungamento ovest della linea 1 della metropolitana di Torino, tra Collegno e Cascine Vica. Una delle opere simbolo per la mobilità metropolitana, ora minacciata dalle difficoltà del consorzio aggiudicatario dei lavori.
La capofila del raggruppamento, Italiana Costruzioni Infrastruttura S.p.A., ha presentato domanda di concordato preventivo presso il Tribunale di Roma, e la decisione è attesa entro metà dicembre. Due le possibilità: l’accoglimento del piano di risanamento, che comporterebbe comunque una revisione del cronoprogramma, oppure la necessità di bandire una nuova gara con un inevitabile e consistente allungamento dei tempi. Si parla, ha spiegato Disabato, di almeno dodici mesi aggiuntivi di cantiere.
Le preoccupazioni non riguardano solo l’opera in sé, ma anche i lavoratori impiegati e le attività economiche dell’area, da mesi penalizzate da un cantiere imponente. L’assessore bussalino, rispondendo alla consigliera M5S, ha garantito che la Regione sta monitorando il dossier e dialogando con gli enti competenti. Disabato, dal canto suo, ha chiesto aggiornamenti periodici e ha rilanciato sulla necessità di avviare finalmente i bandi per i ristori a favore delle micro e piccole imprese di Rivoli e Collegno coinvolte dai lavori: una misura proposta dal Movimento 5 Stelle che, denuncia la capogruppo, è ancora sospesa in attesa di attuazione e dovrebbe essere potenziata con nuove risorse.
Un filo rosso in tre storie di crisi
Le tre interrogazioni compongono un mosaico che restituisce l’immagine di un Piemonte ancora alle prese con nodi strutturali mai sciolti: la fragilità del sistema socio-sanitario regionale, la debolezza del tessuto industriale e occupazionale, e l’incapacità di garantire certezze nella gestione delle grandi opere pubbliche.
Per il Movimento 5 Stelle, la Giunta Cirio non starebbe affrontando queste emergenze con l’urgenza necessaria. Una critica che risuona con forza nei corridoi di Palazzo Lascaris e che, alla vigilia di nuovi passaggi decisivi su tutti e tre i fronti, promette di alimentare un confronto politico sempre più serrato.
