3 Luglio 2026, venerdì
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Ischia, il coraggio che costa caro: sordomuto difende un ragazzo e viene massacrato dal branco

Fuori da un disco bar della Riva Destra, un trentenne tenta di fermare un pestaggio e diventa lui stesso vittima di una violenza brutale. Le indagini avanzano grazie alle testimonianze e alle immagini di una telecamera.

La Riva Destra di Ischia Porto, cuore rumoroso della movida isolana, è diventata teatro di una scena che ha sconvolto residenti e forze dell’ordine. Il 16 novembre, davanti all’ingresso di un disco bar, un trentenne sordomuto è stato aggredito con una ferocia difficile da raccontare. Aveva provato a fare ciò che molti non avrebbero osato: intervenire per difendere un giovane finito sotto i colpi di quattro coetanei, tre dei quali di nazionalità ucraina. Il suo gesto di coraggio gli è costato un violento pestaggio.

Tutto inizia in pochi secondi, nella confusione di una notte come tante. Il primo ragazzo viene accerchiato e colpito ripetutamente. Cade a terra, ma per il branco non è ancora abbastanza: continuano a tempestarlo di calci e pugni, incuranti delle sue condizioni. È in quel momento che il trentenne, che ha assistito alla scena, decide di avvicinarsi. Alcune ragazze, presenti sul posto, provano a trattenerlo, nel tentativo di evitare che anche lui venga coinvolto. Ma il giovane si divincola e corre verso la vittima già esanime a terra, nel disperato tentativo di porre fine a quella violenza senza senso.

Il coraggio, però, non basta a fermare i quattro aggressori, che si scagliano anche contro di lui. Lo colpiscono più volte, senza sosta, continuando anche quando inciampa e finisce a terra. Una pioggia di calci e pugni che trasforma il suo slancio altruistico in un incubo. Una violenza tanto brutale quanto gratuita, che ha lasciato sgomenti persino gli investigatori abituati a scene difficili.

La vicenda non rimane confinata al luogo dell’aggressione. Le immagini, catturate da una telecamera di sorveglianza della zona, iniziano a circolare rapidamente tra i residenti attraverso chat e gruppi WhatsApp, alimentando indignazione e richieste di giustizia. Il video, lungo poco più di due minuti e mezzo, racconta ciò che le parole faticano a restituire: l’accerchiamento, la vittima inerme, l’intervento disperato del trentenne e il successivo, selvaggio pestaggio ai suoi danni.

Intanto, la denuncia della vittima e le testimonianze raccolte dagli investigatori permettono alle forze dell’ordine di imboccare la strada giusta. Un dettaglio in particolare risulta decisivo: il soprannome con cui è conosciuto uno degli aggressori. Un tassello che consente di risalire all’identità del gruppo coinvolto nella rissa e che, insieme alle immagini di videosorveglianza, ha delineato con chiarezza le responsabilità.

La comunità dell’isola, colpita dalla diffusione del video e dalla brutalità della vicenda, attende ora gli sviluppi giudiziari. Mentre le indagini proseguono, resta l’immagine di un uomo che ha scelto di intervenire per difendere un innocente e che, per quella decisione, è stato travolto da una violenza cieca. Una storia che interroga sul senso di sicurezza nelle notti della movida e che richiama, con forza, il valore e il costo del coraggio.

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