5 Ottobre 2026, lunedì
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Cisgiordania in fiamme: scontri tra coloni e polizia israeliana durante lo sgombero di un avamposto illegale

Feriti diversi agenti durante l’evacuazione di Tzur Misgavi. Arresti e veicoli incendiati. Tensione altissima anche a Betlemme e nella Striscia di Gaza, dove miliziani di Hamas resistono nei tunnel di Rafah e le brigate Al Qassam consegnano alla Croce Rossa il corpo di un ostaggio ucciso sotto i bombardamenti.

L’ennesima giornata di violenze scuote la Cisgiordania e conferma un quadro regionale che, settimana dopo settimana, sembra allontanarsi sempre più da qualunque ipotesi di stabilità. All’alba, nel cuore dei territori occupati, l’evacuazione dell’avamposto illegale di Tzur Misgavi è degenerata in un confronto feroce tra coloni e polizia israeliana. Un’operazione pianificata come routine amministrativa si è rapidamente trasformata in un fronte di scontro aperto.

Le forze dell’ordine, arrivate per sgomberare la struttura non autorizzata, si sono trovate davanti centinaia di persone decise a impedire l’evacuazione. Decine di coloni hanno tentato di barricarsi nell’avamposto, dando vita a una resistenza organizzata. La polizia parla di agenti colpiti da pietre e barre di ferro, mentre pneumatici e diversi veicoli sono stati dati alle fiamme. Una scena di improvvisa guerriglia interna che ha portato all’arresto di sei persone e lasciato sul terreno un numero non precisato di feriti tra le forze di sicurezza.

La violenza non si è fermata a Tzur Misgavi. A Jaba’a, nei pressi di Betlemme, nuovi scontri sono esplosi nel corso della mattinata, con incendi appiccati a veicoli e abitazioni. Un clima di tensione diffusa che riflette l’instabilità crescente dell’intera area, dove ciascun episodio sembra trovare eco immediata e amplificata nei villaggi vicini.

Intanto, nella Striscia di Gaza, la pressione militare israeliana non accenna a diminuire. L’emittente Kan News riferisce che un centinaio di membri dell’ala militare di Hamas restano barricati in un tunnel a Rafah, determinati a non arrendersi. È un punto simbolico e operativo cruciale per il movimento islamista, che continua a opporre resistenza sotterranea mentre la superficie della città resta un mosaico di macerie.

Sul fronte umanitario, un altro segnale tragico: Al Jazeera riporta che le brigate Al Qassam hanno consegnato alla Croce Rossa il corpo di un ostaggio, che secondo la loro versione sarebbe morto sotto le bombe dell’esercito israeliano. Un gesto che, pur inserito in un contesto di guerra, riporta con forza l’attenzione sul destino degli ostaggi, tema centrale del negoziato e dell’opinione pubblica israeliana.

Tra Cisgiordania e Gaza si consuma così una giornata che intreccia la violenza interna dei coloni, la durezza dell’occupazione militare e la disperazione della guerra nel sud della Striscia. Una linea di frattura che attraversa territori e comunità, scatenando focolai simultanei che rendono il quadro mediorientale sempre più precario. Non una fiammata improvvisa, ma l’ennesima prova di un incendio politico e sociale che nessuno, al momento, sembra in grado di spegnere.

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