26 Luglio 2026, domenica
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L’Italia dei negozi che arretra: entro il 2035 a rischio chiusura un quinto delle attività al dettaglio

Confcommercio lancia un nuovo allarme sul futuro del commercio di prossimità: oltre 114 mila serrande potrebbero abbassarsi per sempre se non arriveranno politiche incisive di rigenerazione urbana e riutilizzo dei locali sfitti.

Confcommercio torna a puntare i riflettori sullo stato di salute del commercio italiano, e lo fa con numeri che descrivono un’emorragia silenziosa ma costante. Da qui al 2035, oltre 114 mila negozi rischiano di scomparire dal tessuto urbano nazionale, quasi un quinto dell’intero comparto al dettaglio. Una traiettoria che conferma una tendenza già in atto da più di un decennio e che oggi, senza interventi mirati, potrebbe assumere contorni irreversibili.

L’associazione ricorda che negli ultimi dodici anni il Paese ha già perso più di 140 mila attività commerciali, includendo sia i negozi tradizionali sia gli ambulanti. È un arretramento che ha colpito trasversalmente l’Italia, ma che ha lasciato i segni più profondi proprio dove la presenza delle piccole attività aveva un valore identitario: nei centri storici, nelle vie una volta affollate, nei piccoli Comuni che già combattono contro lo spopolamento.

Il rischio non riguarda soltanto il mercato del lavoro o l’economia di quartiere, ma la struttura stessa delle città. La progressiva desertificazione delle strade commerciali modifica la vita quotidiana, impoverisce la socialità, riduce i servizi di prossimità e altera gli equilibri urbani. A rendere ancora più delicato il quadro è la massa di locali sfitti: oltre 105 mila, secondo le rilevazioni di Confcommercio, un quarto dei quali inattivi da più di un anno. Spazi potenzialmente preziosi che restano chiusi, generando vuoti fisici e simbolici nel tessuto cittadino.

Per l’associazione servono politiche concrete, incisive e immediate: dalla rigenerazione urbana ai programmi per il riuso dei locali inutilizzati, fino a misure che aiutino le imprese ad affrontare la transizione digitale, la concorrenza dell’e-commerce e l’aumento dei costi di gestione. Senza un cambio di rotta, avverte Confcommercio, il declino rischia di accelerare ulteriormente, trasformando intere porzioni di città in territori privi di servizi e vitalità.

Il destino del commercio di prossimità, conclude l’associazione, non riguarda solo gli operatori del settore, ma la qualità della vita collettiva: salvaguardare i negozi significa preservare la funzione sociale, culturale e urbana che da sempre essi incarnano.

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