Donald Trump avrebbe trascorso “ore” nella casa di Jeffrey Epstein insieme a una giovane donna descritta come una delle vittime del traffico sessuale del defunto finanziere. È quanto emerge da una nuova tranche di e-mail resa pubblica dai Democratici della Commissione di vigilanza della Camera. Nelle comunicazioni, Epstein scrive che il presidente “sapeva delle ragazze”, un’affermazione che, se confermata, potrebbe gettare nuove ombre su una vicenda che continua a scuotere gli Stati Uniti e a coinvolgere figure di primo piano del potere politico ed economico.
Dura la reazione della Casa Bianca, che parla di una manovra politica orchestrata per screditare il capo della Casa Bianca. “I Democratici hanno fatto trapelare selettivamente le mail ai media progressisti per costruire una falsa narrazione e diffamare il presidente Trump”, ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt.
Le nuove rivelazioni arrivano mentre alla Camera dei Rappresentanti è stata raggiunta la soglia delle 218 firme necessarie per la petizione bipartisan che chiede al Dipartimento di Giustizia di rendere pubblici tutti i documenti ancora secretati sul caso Epstein. La firma decisiva è arrivata dalla neodeputata democratica dell’Arizona, Adelita Grijalva. L’obiettivo della petizione è spingere per la massima trasparenza su una vicenda che, nonostante la morte di Epstein in carcere, resta uno dei capitoli più oscuri dell’America contemporanea.
La strada verso una legge che imponga la desecretazione dei file, tuttavia, appare ancora lunga e complessa. Il Dipartimento di Giustizia continua a richiamare la necessità di proteggere le vittime e di non compromettere eventuali indagini ancora in corso.
Mentre il dibattito politico si accende, il presidente Trump ha firmato il provvedimento approvato dal Congresso per porre fine allo shutdown più lungo della storia americana: 43 giorni di blocco parziale delle attività federali. La Camera ha dato il via libera con 222 voti a favore e 209 contrari, con sei deputati democratici che si sono uniti ai repubblicani per riaprire il governo.
Nel corso della cerimonia di firma alla Casa Bianca, Trump ha ringraziato i leader repubblicani e i democratici che hanno sostenuto il provvedimento. “Non si deve più ripetere”, ha dichiarato il presidente, sottolineando la necessità di evitare in futuro simili paralisi istituzionali.
Trump ha poi colto l’occasione per rilanciare la sua visione in materia sanitaria, tornando ad attaccare l’Obamacare. “È stato un disastro fin dall’inizio – ha affermato –. Vorremmo che i soldi che oggi vanno alle assicurazioni sanitarie finissero direttamente nelle tasche degli americani, così che possano acquistare da soli la loro copertura e diventare manager di se stessi”.
Due piani, dunque, si intrecciano nel presente politico di Donald Trump: da un lato la necessità di difendere la sua immagine dalle accuse legate al caso Epstein, dall’altro la volontà di riaffermare il proprio ruolo di leader capace di chiudere una crisi istituzionale senza precedenti e rilanciare la sua agenda politica.
Il presidente, fedele al suo stile diretto e combattivo, appare determinato a trasformare anche questa nuova tempesta in un’occasione per consolidare il proprio consenso. Ma le mail di Epstein, riesumate in piena stagione elettorale, rischiano di riaprire una ferita profonda nella memoria collettiva americana e di pesare ancora a lungo sul dibattito politico di Washington.
